Tra partigiani e repubblichini la Moratti sceglie i sindacati

L’Anpi attacca il sindaco perché diserta la cerimonia al Maggiore Ci va oggi, ma per i morti sul lavoro

(...) La Moratti dunque oggi alle 13 sarà al Musocco accanto all’assessore Andrea Mascaretti e ai rappresentanti milanesi della Uil Michele La Torraca e della Cgil Stefano Landini per ricordare, attraverso la stele, tutti i caduti sul lavoro, circa 1.328 all’anno in Italia, l’8 per cento donne. «A fronte delle dichiarazioni del presidente Napolitano di pochi mesi fa sulle morti sul lavoro - sottolinea una nota - il Comune sta agendo per trovare risposte e strumenti concreti affinché queste tragedie non si verifichino più». Ma più della presenza oggi ha fatto discutere l’assenza ieri alla cerimonia dell’Anpi (a rappresentare il Comune è stato il presidente del consiglio Manfredi Palmeri): «Le diamo appuntamento il prossimo 25 aprile - ha ironizzato Casali - così il sindaco sa che non deve prendere altri impegni». «Bene fa la Moratti a deideologizzare la ricorrenza dei Defunti e a dedicarla ai caduti sul lavoro - la difende invece il capogruppo di An Carlo Fidanza -. Il nostro auspicio è che per il prossimo 25 aprile, si realizzi un monumento alla pacificazione nazionale in ricordo dei caduti di entrambe le parti». Per rimediare all’assenza, sostiene il capogruppo dello Sdi in Provincia Roberto Caputo, la Moratti «garantisca almeno all'Anpi che non sarà sfrattata dalla sede storica di via Mascagni, messa in vendita dal Comune. Sarebbe una grave offesa alla città medaglia d'oro della Resistenza». E Casali dal Campo della Gloria, ha lanciato un appello perché «all’associazione non venga tolto quello spazio fondamentale per il vivere civile e democratico. È una sede prestigiosa, un momento di raccolta per portare avanti i valori della democrazia e della libertà». E ha puntualizzato invece la contrarietà della sua associazione alla proposta di raccogliere in un unico sacrario i caduti della Resistenza e quelli della Repubblica di Salò. «È offensiva - ribadisce Casali - non si può fare un’ammucchiata tra chi cadde per la democrazia e la libertà e chi quella democrazia e libertà volle negare». «Assolutamente contrario» anche il presidente dell’associazione combattenti della Rsi Dario Guzzi, ieri al Campo 10 con un centinaio di nostalgici: «Se riconciliazione doveva esserci, sarebbe dovuta avvenire nel 1945, nel 2007 è improponibile».