Il "partigiano" Ingroia non la passa liscia Il Csm apre un’inchiesta

Palazzo dei Marescialli valuta il trasferimento d’ufficio del pm per le affermazioni fatte dal palco del Partito dei comunisti

RomaHa detto di non sentirsi «del tutto imparziale, anzi partigiano». Partigiano «della Costituzione», ha precisato il procuratore aggiunto di Palermo Antonino Ingroia, parlando dal palco del Congresso del Pdci.

Una frase davvero troppo pesante, quella del 30 ottobre, per essere ignorata dal Csm, che ha aperto una pratica per un eventuale trasferimento d’ufficio del magistrato. La richiesta al vertice di Palazzo de’ Marescialli è trasversale: firmata dal laico Pdl Nicolò Zanon e dal laico Pd Guido Calvi, rispettivamente presidente e componente della Prima Commissione, che si occuperà dell’indagine.
«Sono sereno - commenta il pm antimafia- perché sono assolutamente convinto di avere esercitato un mio diritto da cittadino e da magistrato nell’intervenire al congresso del Pdci. Non credo di avere commesso violazioni di nessun genere. E attendo fiducioso l’esito dell’indagine».

Quella lanciata da una sede tutta politica è subito apparsa una voluta provocazione, anche se Ingroia non è nuovo alle arringhe dalle piazze, sia quelle cittadine che quelle mediatiche. Tanto che si è parlato di una sua discesa in campo alle prossime elezioni, mentre erano appena sfumate le voci estive di una candidatura a sindaco di Palermo. Né lui ha smentito del tutto. Anzi.
Con il Pdl è scoppiata allora una violenta polemica, ma anche l’Associazione magistrati ha preso le distanze e a bacchettare duramente Ingroia è stato il segretario Giuseppe Cascini, che tra l’altro è della sua stessa corrente di sinistra: Magistratura democratica.

Ma il pm non ha mai fatto marcia indietro e neppure ha smorzato i toni. «Evidentemente - ha rilanciato- definirsi “partigiano della Costituzione” è diventata una bestemmia».
In realtà, in quel discorso, Ingroia ha detto molto di più, chiarendo (per chi ancora non l’avesse capito) su quale fronte politico si schiera. «Un magistrato - ha detto, al fianco di Oliviero Diliberto- deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni e, non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è. Ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma soprattutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare».

Sulla decisione del Csm l’Anm non interviene, ma a livello locale prende le difese di Ingroia Nino Di Matteo, presidente della Giunta di Palermo del sindacato delle toghe. «Condivido pienamente- dice- le sue affermazioni». Del pm antimafia si parla nelle stesse ore anche per un’indagine di Caltanissetta, avviata per il sospetto di un’incursione notturna nel suo ufficio, ora passato alla pm Lia Sava, forse per piazzare una microspia.

Del discorso «partigiano» di Ingroia si occuperà dunque la Prima Commissione del Csm, competente per i trasferimenti d’ufficio per incompatibilità funzionale o ambientale, non per gli illeciti disciplinari. Ha già richiesto il testo integrale dell’intervento e, visto che la prossima sarà una settimana «bianca» al Csm, l’indagine entrerà nel vivo a dicembre. Potrà portare all’archiviazione, al provvedimento drastico del trasferimento o ad una sanzione. Ma appare già come un segnale contro quel «protagonismo» delle toghe che il presidente del Csm, Giorgio Napolitano, ha spesso criticato.