Partigiano prestò 100 lire al Pci Dopo 60 anni nessun rimborso

da Mantova

Prestò 100 lire al Partito comunista di Togliatti nel 1946, con promessa di restituzione. Ora sua figlia le rivuole indietro. E rivalutate. Allora quei soldi rappresentavano una «somma» adesso varrebbero qualche migliaio di euro. E per ottenere il pagamento del «debito» si è rivolta al gruppo consigliare della Cdl del Comune di Suzzara.
Aveva combattuto durante la Resistenza nelle fila della 121ª Brigata partigiana Garibaldi, C. A., cittadino di Tabellano, in provincia di Mantova, per liberare l'Italia dalla tirannide nazifascista e assicurare al suo Paese un futuro di libertà e democrazia. Finita la guerra, si era iscritto al Pci credendo negli ideali del partito di Togliatti, tanto che in occasione delle elezioni alla Costituente del 1946 aveva concesso un prestito al partito di cento lire, aderendo alla campagna «Per la vittoria della democrazia», con la garanzia che gli sarebbe stato rimborsato, anche senza interessi, a lui o agli eredi, entro il 31 dicembre 1949. Parole. Quasi sessant'anni dopo, la figlia del partigiano è ancora qui a chiedere il rimborso.
Dopo aver bussato, a tante porte, soprattutto a quelle dei partiti eredi del Pci, per riscuotere il credito, e dopo essersi vista rispondere solo con dei rifiuti, per far valere i suoi diritti ha deciso di rivolgersi al gruppo consiliare di minoranza della Cdl nel Comune di Suzzara, storica roccaforte rossa del mantovano, affinché del caso si occupi il consiglio comunale. La cartella del prestito è la numero 282639, firmata dall'allora segretario generale del Pci Palmiro Togliatti ed era stata emessa il 1° marzo 1946 in vista delle elezioni della Costituente.
La somma che spetterebbe all'erede, rivalutata a oggi, è di circa 5mila euro. A prendersi a cuore il caso è il capogruppo di Forza Italia, Nicola Bianchera: «Porterò il caso nel Consiglio comunale di Suzzara - assicura -. Se una persona originaria di una famiglia di comunisti si è rivolta a me per denunciare il caso di soldi prestati al partito e mai restituiti, vuol dire che per la sinistra è finita».