Partita chiusa: Antonveneta è degli olandesi

Groenink, il vincitore: «La Banca d’Italia ha sicuramente favorito Bpi nella scalata»

Paolo Stefanato

da Milano

La firma conclusiva è arrivata nella notte, anzi all’alba: la banca olandese Abn Amro acquista le quote di Antonveneta rastrellate dalla Popolare italiana, ex Popolare di Lodi, e dai suoi alleati Stefano Ricucci, Emilio Gnutti e i fratelli Lonati. Non quelle di Danilo Coppola, che detiene l’1,4%, che si è defilato. Abn Amro salirà così dall’attuale 29,9% al 68,5% circa. Alla chiusura dell’operazione, per la quale saranno necessari alcuni ulteriori passaggi tecnici, gli olandesi dovranno lanciare un’Opa obbligatoria sul 100% dell’istituto padovano allo stesso prezzo riconosciuto a Lodi e alleati: 26,5 euro ad azione, lo stesso del rilancio dell’Opa datato 10 giugno. Il presidente del gruppo olandese, Rijkman Groenink, ieri ha detto: «Abbiamo scelto di mantenere il vecchio prezzo di 26,5 euro e di non offrirne uno più basso perché tutti gli azionisti potessero uscire da una situazione sfortunata e complicata senza perdite». Il preliminare firmato ieri impegna Abn per un controvalore di 3,2 miliardi. Groenink ha escluso il ricorso ad aumenti di capitale, ma ha annunciato - sull’onda della vittoria - altre acquisizioni in Italia.
L’operazione, come dicevamo, è condizionata alla realizzazione di alcuni presupposti, a cominciare dal dissequestro delle azioni da parte dei magistrati di Milano; una quota di esse (circa il 4% di proprietà Bpi) è poi attualmente sottoposta a pegno che dovrà essere sciolto entro il 14 ottobre, mentre la Consob dovrà revocare le due offerte di Bpi (quella di acquisto e scambio e quella obbligatoria) su Antonveneta. Per questi motivi il perfezionamento è stato fissato in tempi abbastanza lunghi, entro il 31 marzo 2006.
Regole e controvalore valgono per la Bpi e per i suoi alleati. Alla fine è stato, infatti, sciolto il patto di sindacato, mettendo i soci, anche malvolentieri, nelle stesse condizioni; l’unico che si è irrigidito è l’immobiliarista Danilo Coppola, secondo il quale l’accordo non è «rispondente ai legittimi interessi» del suo gruppo. Accettando di sciogliere il patto e di vendere ad Abn, Gnutti, Ricucci e i Lonati hanno rinunciato alla clausola che prevedeva, in caso di scioglimento, il diritto a vendere alla Bpi la propria quota, a un prezzo che poteva essere superiore ai 26,5 euro ad azione che oggi ricaveranno. Coppola non ha accettato, e ieri ha presentato ricorso al tribunale del riesame per ottenere il dissequestro della sua quota.
La partita si sposta in procura, dove i magistrati dovranno decidere se, quando e come dissequestrare; lo faranno dopo una serie di nuovi interrogatori che hanno già programmato. Un’ipotesi accreditata è che vengano contestualmente sequestrate le plusvalenze derivanti dalla cessione.
Dal suo pulpito di vincitore ieri Groenink ha anche affermato: la Banca d’Italia «ha sicuramente favorito la Bpi nella scalata all’Antonveneta»