Partita la maratona della scienza: ecco il mondo del futuro

Cecchi Paone

da Montecarlo

Se il Padreterno ci ha messo sei giorni a fare il mondo, alla scienza ne basteranno cinque per raccontarlo al fine di renderlo migliore. È iniziata ieri a Montecarlo una maratona della divulgazione scientifica che non ha precedenti a livello mondiale, con il coinvolgimento di famosi premi Nobel, ricercatori impegnati nelle discipline di frontiera e poi, da mercoledì a Venezia, anche filosofi, storici e religiosi. Una specie di chiamata a raccolta di tutti coloro che lavorano sul campo a partire dalle nuove scoperte destinate a cambiarci in meglio la vita, e che negli ultimi giorni si confronteranno con chi rischia di veder svanire nell'impalpabilità visioni del mondo di tipo tradizionale. Perché quel che la scienza ci prepara è una nuova rivoluzione copernicana che questa volta non si limiterà a sottrarre alla filosofia teoretica e alla religione la loro centralità nel campo della conoscenza, ma inciderà sulla natura stessa dell'essere umano. A confermarlo è Erwin Neher, premio Nobel per la medicina nel 1991, specializzato in studi di neuroscienza, che stima al massimo in 25 anni il periodo necessario a ottenere computer paragonabili per potenza «istallata» al cervello umano. Il che vuol dire una quantità di transistor equivalente al numero di cellule nervose che compongono la materia grigia, cioè 100 miliardi. Vuol dire che ci troveremo a che fare con macchine che pensano «come» noi? Di sicuro «quanto» noi. Per il resto è tutta questione di sinapsi, cioè di connessioni, lineari nei computer, ramificate e plastiche negli esseri umani, cioè imprevedibili, individualizzate, perché in grado di sviluppare reazioni sempre diverse a uno stesso stimolo. Non sappiamo ancora se sapremo insegnare ai computer l'intelligenza astratta e relazionale, di certo già oggi possiamo intervenire sul nostro cervello se funzionano male le nostre sinapsi, a causa di disturbi delle trasmissioni elettrochimiche degli stimoli nervosi, con sollievo già riscontrato negli ansiosi e nei depressi e miglioramenti annunciati per gli epilettici, i parkinsoniani, i malati di Alzheimer. Un viaggio meraviglioso all'interno delle microfunzioni alla base della struttura della nostra coscienza che va di pari passo con l'altra rivoluzione in corso nel campo della fisica e della chimica e della biologia, anch'esse rivolte alle nuove tecnologie dell'infinitamente piccolo. Harold Kroto, premio Nobel nel 1996 per l'individuazione del C60, il composto che ha rivoluzionato la chimica del carbonio e dei materiali, è uno scienziato che addirittura si diverte a giocare con le nanomolecole, costruendone di simili ai palloni da calcio, alle molle, ai cani da passeggio, aggiungendo e togliendo atomi a seconda del bisogno, come un bambino con i mattoncini del Lego. Ma c'è poco da sorridere: ne nascono nuovi schermi tv e cavi conduttori, e in genere ne verranno trasformazioni definitive in tutti i campi, da quello dell'ingegneria civile a quello dell'elettronica. È insomma la nanoscienza che prepara la nuova economia. Chi non sta al passo non ci sarà nel mondo di domani, insiste il professor Umberto Veronesi, impegnato da oggi a venerdì a ricordare a tutti che senza lotta all'ignoranza e popolarizzazione della scienza non c'è futuro per nessuno.