Partita la raccolta delle firme: ecco i tre quesiti

Roma - È partita oggi la raccolta delle firme per il Sì al referendum elettorale che chiede "mai più 22 partiti, mai più parlamentari nominati, mai più burocrazie onnipotenti" a favore di "sempre più trasparenza, sempre più ricambio, sempre più stabilità". Ecco nel dettaglio cosa prevedono i quesiti proposti dal comitato referendario.

Primo quesito (modulo di colore verde): premio di maggioranza alla lista più votata - Camera. - Secondo quesito (modulo di colore bianco): premio di maggioranza alla lista più votata - Senato. L'attuale legge elettorale di Camera e Senato - spiega il manifesto del comitato promotore - prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Oggi a beneficiare del premio di maggioranza possono essere 'singole liste' o 'coalizioni di listè. Il 1° e 2° quesito, abrogano l'assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni. Con i primi due referendum il premio di maggioranza viene attribuito solo alla lista singola (non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.

Restano le norme relative all'indicazione del 'capo della forza politicà e quelle sul programma elettorale. La soglia di sbarramento viene elevata al 4% alla Camera e all'8% al Senato. Il sistema elettorale prodotto dal referendum spinge verso il bipartitismo con tutela delle minoranze rilevanti. Si elimina la frammentazione: sulla scheda appare un solo simbolo, un solo nome, una sola lista per ciascuna aggregazione. - 3° quesito (modulo colore rosso): abrogazione candidature multiple. Il terzo quesito referendario colpisce -sottolineano i referendari- un altro scandalo. Oggi il candidato eletto in più circoscrizioni, optando per uno dei vari seggi ottenuti, consente ai primi dei non eletti di subentrargli. Nell'attuale legislatura un terzo dei parlamentari è stato scelto per grazia ricevuta, dopo le elezioni, fa chi era già stato eletto. Con l'approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple viene abrogata sia alla Camera che al Senato.