Partita in sospeso, ma Casini scende in campo

da Roma

In teoria, ci attendono tre mesi di aperta competizione per la leadership del centrodestra tra Berlusconi, Fini e Casini. Con tanto di campagna elettorale, programmi contrapposti e verdetto finale affidato agli elettori nelle urne delle primarie. In teoria.
In pratica, è assai più complicato. A cominciare dal fatto che Berlusconi e Fini sono tutt’altro che convinti. Nel pacchetto complessivo che dovrebbe risolvere il rebus della crisi di maggioranza, e che comprende la testa di Antonio Fazio, il ritorno di Giulio Tremonti per una Finanziaria pre-voto e la modifica della legge elettorale, le «primarie» per la premiership rappresentano il bottino di guerra riservato all’Udc. Che può rivendicare di averle chieste fin dal luglio scorso, quando dal podio del suo congresso Marco Follini le evocò per la prima volta. Ieri sarebbe stato Casini a rilanciarle, con l’annuncio: «Sono pronto a candidarmi contro di te, Silvio». Col risultato che neppure Fini, a quel punto, si è potuto tirare indietro: «Se vi fossero primarie, non potrebbe non concorrere il leader del secondo partito della coalizione», dice La Russa. «Se», appunto.
L’avallo - tiepido - di Berlusconi è arrivato dopo il vertice Cdl, con il premier che si è detto disposto a «discutere sul sistema per una migliore individuazione del miglior candidato possibile». È chiaro che Berlusconi le ha concesse per tenere insieme la coalizione, ma di primarie non sente alcun bisogno. Tanto più se dovesse misurarsi - con la Lega a sostenerlo - non solo con Casini, ma anche con un alleato come Fini, che svetta in testa a tutti i sondaggi di popolarità e che ha alle spalle un partito territorialmente assai più strutturato del suo. E se finisse con una maggioranza risicata, poniamo un 55% a 40% a 15%? Perché la partita è totalmente diversa da quella dell’Unione: «È come se Prodi avesse candidati contro Fassino e Rutelli... Non si sarebbe mai sognato di fare le primarie, no?», si fa notare tra gli azzurri.
E dunque tra An e Forza Italia pochi sono pronti a scommettere che le primarie si facciano davvero. E poi quando, e come? «È un grandissimo pasticcio, non ne abbiamo ancora idea», confidano da Forza Italia. «Non prima di metà dicembre», assicurano dall’Udc. Il ministro Udc Baccini scatena la fantasia: «Altro che primarie vere! Verissime: dovremo aprire sezioni, circoli, alberghi, ristoranti, e portare tutti a votare». «Vere» fino a un certo punto, ovviamente, perché come spiegava ieri pomeriggio Follini ai suoi, «è ovvio che finirebbe con Berlusconi che prende cento voti e Casini che ne prende quindici, e ci inchineremmo al risultato». Ma intanto Casini porterebbe a casa una percentuale di consensi comunque superiore a quella del suo partito (Bertinotti docet) e avrebbe incrinato definitivamente l’indiscutibilità di Berlusconi. Dal Botteghino si dicono pronti a collaborare: «Noi abbiamo già studiato, mentre loro sembrano alquanto impreparati: se vogliono possiamo fornire fior di consulenze, anche gratuite», motteggiano.