Partite delle coppe europee truccate dalla mafia asiatica

da Berlino

Per ora sono solo sospetti. Ma sospetti pesantissimi e documentati che se verranno confermati si tradurranno nel più grande scandalo che abbia finora colpito il mondo del calcio. Uno scandalo che per numero di squadre coinvolte, di partite pilotate e per l'entità dei profitti realizzati grazie a trucchi e imbrogli, fa apparire le precedenti calciopoli esplose in Italia e in Germania come marachelle da dilettanti, secondo il giudizio del settimanale tedesco Der Spiegel che nel numero oggi in edicola rivela l'ennesima brutta storia che si è abbattuta sul calcio europeo. Sospetti e denunce sono contenuti in un dossier di 96 pagine che cinque funzionari della Uefa hanno consegnato i primi di novembre alla centrale dell'Europol all'Aja insieme ad una nota in cui la Uefa afferma di «vedere in pericolo l'integrità delle competizioni e di incontrare dei limiti nella lotta alla corruzione dati i mezzi sanzionatori di cui dispone».
Nel mirino ci sono 26 partite il cui risultato sarebbe stato truccato, quindici giocate nella stagione attuale e undici tra il luglio del 2005 e il novembre del 2006. Per l'esattezza, secondo le rivelazioni del settimanale, si tratterebbe di 14 partite della Coppa Uefa (di cui però 12 riguarderebbero il girone preliminare per la qualificazione), di tre incontri della Champions League, di una partita per la qualificazione degli europei del 2008, e di otto partite dell'Intertoto. Le squadre sospettate sarebbero prevalentemente dei Paesi dell'Europa orientale, Bulgaria, Croazia, Serbia, Lituania, Lettonia, Estonia, più la Georgia. Ma l'aspetto più inquietante riguarda il meccanismo della truffa. Il dossier compilato dagli uomini di Michel Platini punta il dito contro la mafia delle scommesse che avrebbe la sua centrale nei Paesi asiatici e che dispone di ingenti capitali quasi certamente provenienti dallo spaccio di droga e da altri traffici illeciti. Non a caso gli scommettitori avrebbero scelto come campo d'azione proprio gli incontri giocati nell'Europa dell'Est perché in questa aerea sono più deboli i controlli sia su squadre e partite sia sulle scommesse. Mentre nei Paesi occidentali le scommesse si limitano quasi sempre a tre o quattro cifre e per le cifre superiori scatta automaticamente il controllo di agenzie high-tech (una di queste è la famosa Betradar) in grado di accertare l'origine di puntate sospette, nei Paesi dell'Est questi controlli non ci sono e quindi gli scommettitori possono puntare somme da capogiro rimanendo nell'anonimato.
E infatti nel dossier si parla di scommesse che arrivano anche a due milioni di euro che fruttano il doppio una volta ottenuto il risultato pilotato dagli stessi scommettitori corrompendo arbitri e giocatori. Ed è stata proprio l'entità di alcune scommesse anonime ad innescare i sospetti. Ma, secondo Der Spiegel, lo scandalo non si ferma al mondo del calcio e delle scommesse. Forte è il sospetto che il meccanismo messo in piedi dalla mafia asiatica abbia funzionato come espediente per riciclare denaro sporco su vasta scala. Insomma uno scenario molto diverso da quello in cui esplose la calciopoli nostrana dove la posta in gioco era la permanenza in serie A delle squadre a rischio di retrocessione. E diverso anche dallo scandalo che colpì il calcio tedesco nel 2004 dove, è vero, c'era lo zampino degli scommettitori, una banda croata che operava a Berlino, ma per cifre molto più modeste secondo Der Spiegel che ha potuto leggere il dossier consegnato all'Europol.