Dal partito alle battaglie civili

Arthur Koestler (1905-1983), giornalista e scrittore ebreo-ungherese poi naturalizzato inglese, è autore di romanzi, saggi politici e scientifici. Dopo una breve parentesi sionista e mentre Hitler sta prendendo il potere, diventa «rivoluzionario professionale» e sogna di andare a guidare un trattore in Urss. Ci va invece, su istruzione del partito, da giornalista, per scrivere un libro sui successi del socialismo sovietico. Ma l’ortodossia comunista di Koestler dura poco; le grandi purghe che avvengono in Unione Sovietica nel 1936-38 minano la sua fede. Si pone così il dilemma di una rivoluzione che non può evitare il proprio pervertimento perché, certo, il fine giustifica i mezzi, ma i mezzi possono corrompere i fini. Nello scontro ideologico del dopoguerra Koestler, prima di abbandonare negli anni ’50 ogni impegno politico diretto e occuparsi di scienza e battaglie civili come quella per l’abolizione della pena di morte, ha criticato aspramente l’essenza della rivoluzione sovietica. Ricordando però la «fede travolgente» degli anni della militanza ha scritto: «Era, ancor oggi lo credo, un encomiabile errore. Sbagliavamo per ragioni giuste; e sento ancora che coloro che schernirono la rivoluzione russa sin dall’inizio lo fecero soprattutto per ragioni meno onorevoli del nostro errore. C’è un abisso tra un amante deluso e chi è incapace di amare». Koestler morirà suicida. Tra i suoi libri, I gladiatori, 1959; Buio a mezzogiorno, 1940; Arrivo e partenza, 1947; Dialogo con la morte, 1993, Schiuma della terra, 1989; Freccia nell’azzurro, 1990; La scrittura invisibile, 1991. In occasione del centesimo anniversario della nascita, che cade il 5 settembre, il Mulino propone una nuova edizione di Schiuma della terra.