Partito da un borgo del basso Lazio, cominciò la scalata verso il successo da una piccola latteria. Trent’anni dopo aveva centomila impiegati in 50 Paesi Lord Forte, l’impero in una stanza d’albergo Muore a 99 anni l’imprenditore italiano che da Lond

Nel paesino d’origine, in Ciociaria, in suo onore parlano tutti inglese E lo sport più diffuso è il rugby

Questa storia è lunga quasi cento anni e comincia nella frazione di un piccolo paese in una valle della Ciociaria. La frazione si chiama Montattico, il paese Casalattico, la valle ha sul volto i segni delle antiche centurie romane. Qui i sanniti persero la loro ultima battaglia. Valle di Cominium. Valcomino. È qui che il 27 novembre 1908 nasce Carmine Forte. Il padre è lontano. È partito per Pittsburgh, in Pennsylvania. I vecchi della famiglia raccontano che a rovinare il clan sono stati i briganti, con i sequestri, e i piemontesi, con le tasse. L’America è la fortuna. Ma Rocco Forte, il padre di Carmelo, la trova altrove. Lascia Pittsburgh e va in Scozia, dove vive il cugino Pacifico. La città si chiama Alloa. Il mestiere è quello di tanti emigranti: cameriere. Rocco comincia da qui. Il futuro invece è un chiosco di gelati e un incontro di quelli buoni. Tra i suoi clienti c’è un uomo che gli regala buoni consigli. Si chiama Sir Lipton e ha fatto fortuna con il the. Nel 1913 Rocco chiama la moglie e i figli in Scozia. C’è anche Carmine, che a scuola tutti cominciano a chiamare Charles. La traduzione non è fedele, ma almeno è illustre. Il chiosco del padre diventa ristorante. Charles cresce lì e nel 1935 comincia la scalata. Apre un locale a Brighton e, con un prestito di 2000 sterline, una latteria a Regent Street, Londra. Alla fine degli anni ’30 questo italiano testardo e tarchiato ha già conquistato nove milk bar ed è noto come il «re dei lattai» o «Mister Piccadilly». Ha poco più di 30 anni e una guerra all’orizzonte. È, però, nel posto sbagliato. Gli inglesi combattono contro Mussolini e l’italiano di Piccadilly viene spedito per tre mesi sull’isola di Mann come nemico della patria.
Quando finisce la tempesta si ritrova con la cittadinanza britannica e tanti affari da fare. Nel 1954 acquista il Cafè Royal e quattro anni dopo il Walford Hotel. È l’inizio di un impero di alberghi e ristoranti di lusso: 800 alberghi, più di mille ristoranti e 100mila impiegati in 50 Paesi. La famiglia si muove unita come un clan scozzese. I Forte sbarcano a New York e conquistano il Westbury Hotel. La regina Elisabetta, su consiglio di Margaret Thatcher, lo nomina Lord. Ormai è lord Forte of Rypley. Il figlio Rocco studia a Oxford.
Strane cose accadono anche in Italia. Montattico ha cambiato nome. Ora si chiama Monforte. È uno strano angolo di terra, questa. È senza dubbio Ciociaria, ma chi la guarda sente che c’è qualcosa di bizzarro. Le villette sono tutte basse, con giardini curati e stile anglosassone. Non ci sono trattorie, ma pub. Qui, cavolo, tutti parlano inglese. E la squadra del cuore è il Casalattico rugby. I Forte, i Macari, i Marsella, i Fusciardi e i Morelli sono partiti un secolo fa per il Galles, la Scozia, l’Inghilterra e negli anni ’80 i loro nipoti sono tornati a casa. Casalattico è diventata una colonia britannica. Charles Forte era l’ultimo barone di questo piccolo feudo a Sud, molto a Sud, del Vallo di Adriano.
Nel 1995 il tonfo. Il gruppo Granada scala l’impero di Forte e liquida la famiglia con 350 milioni di sterline. Il figlio Rocco riparte da una dozzina di grandi alberghi, tra cui l’Hotel de Russie a Roma e il Savoy a Firenze. Non è poco, ma è un’altra storia. Sir Charles Forte è morto ieri nel sonno alle sette del mattino e aveva quasi 99 anni.