Il partito che deciderà sul voto al governo? Quello della pensione

Sono 240 i deputati e 105 i senatori che in caso di voto anticipato non avrebbero diritto al vitalizio. E in molti non hanno alcuna certezza di essere ricandidati

I saldi a Montecitorio finiscono il 14 dicembre. Non è facile in questi giorni vederli al lavoro, in Transatlantico ne vedi passare qualcuno all’ora di pranzo, con il volto tirato e l’aria stanca di chi ancora non sa cosa sperare. Le trattative si fanno altrove, con i telefoni che scottano e il cervello indeciso. L’unica cosa certa è che il giorno della fiducia appare a tutti come una battaglia campale, una di quelle in stile napoleonico, con lo schioppo a canna liscia, la fanteria in colonna e l’ultimo assalto alla baionetta. Non si faranno prigionieri.
La domanda che rimbalza fuori dal palazzo è: ma che succede il 14? Il guaio è che con certezza non lo sa davvero nessuno. La fanteria dei peones sa che per una volta il suo voto sarà determinante. Pochi stanno lì a riflettere sul futuro del Paese. La preoccupazione principale è che anche gli onorevoli tengono famiglia. Il dilemma è questo. Pensate a quelli che devono votare la sfiducia. Per mestiere fanno gli antiberlusconiani. Ma se Napolitano non li assiste, e caduto il governo si va alle elezioni, è una disgrazia. Primo: non sanno se verranno ricandidati. Secondo: dal Fli al Pd hanno tutti una paura fottuta di perdere. Terzo: sono in tanti quelli che non hanno ancora maturato la pensione da parlamentare. Duecentoquaranta deputati e centocinque senatori si ritroverebbero con un biglietto della lotteria scaduto tra le mani. Tanta fatica per arrivare in Parlamento e neppure un vitalizio da portare a casa. Il partito della pensione è quello con le più forti motivazioni ideologiche di questa stagione politica. Il resto è in vendita.
Massimo Calearo, patron del Tom Tom, di navigatori se ne intende. È lui che ha raccontato al Riformista l’ansia di molti colleghi anti Cav: «Gli amici del Pd mi chiedono vota la fiducia e salvaci tutti». Nessuno vuole la Camera chiusa. I più lesti cercano di garantirsi un posto per il futuro, scommettendo su questo o quel tavolo. Mettono su un partitino di tre o quattro peones e vanno sul mercato. Il caso più simpatico è quello degli Ld. Sarebbero dei Liberal-Democratici. Sono Tanoni, Melchiorre e Grassano. Tanoni ha incontrato ieri Casini e Fini. Sembra che discuteranno fino al 14 tutti i giorni, rinnovando promesse e prebende. Tanoni a un certo punto si era perso Grassano, che stava pensando di votare la fiducia al governo. Poi ci ha ripensato ed è tornato nel terzetto. Ha ancora qualche giorno per ripensarci bene. È losco che il presidente della Camera, che di mestiere si dichiara super partes, occupi ormai il suo tempo nell’arte del convincimento. Ogni giorno incontra un onorevole e gli dice: vota la sfiducia. Ma scandalizzarsi è da ingenui. Se il futuro è questo non ci porterà nulla di nuovo.
Il Parlamento è pieno di negozietti. Anzi, bancarelle. Come i mercati dei paesini il sabato. Ci trovi gli Ld e i Pid (Popolari d’Italia Domani), Noi Sud che sta con Berlusconi e Io Sud che sta con Fini, repubblicani e qualche repubblichino vestito da futurista. Sempre Calearo rivela che c’è un prezzario degli indecisi. «Si va dai 350mila ai 500mila euro, al netto della promessa di un’eventuale rielezione. Poi, se la situazione sarà meno incerta il prezzo scende. La bravura sta nello scegliere bene i tempi per passare il fosso». Ogni tanto qualcuno viene dato dall’altra parte. E poi gli tocca smentire. L’ultimo è stato Scilipoti che ha rassicurato i suoi compagni dell’Idv. Il clima comunque è di sospetto. Quando si incontrano alla buvette prima di mangiare si scambiano la parola d’ordine.
L’unico bipolarismo che funziona è quello tra Giuda e Traditori. Il dipietrissimo Massimo Donadi fa sapere che chi non vota la sfiducia è come Giuda. È chiaro che chi invece non vota la fiducia è un traditore. Questo la dice lunga su chi ci tocca votare. Questo succede quando il verdetto elettorale viene maciullato dai giochetti di palazzo. Almeno di questo il signor Gianfranco Fini dovrebbe rendere conto.
Fino a martedì si andrà avanti a incontri, cene e contrattazioni. Quelli che si stanno divertendo di più sono i Radicali. Pannella ha visto Bersani, che voleva comprargli l’anima. Il vecchio Marco un’ora e venti dopo ha raccontato ai cronisti: «L’incontro è andato benissimo. Ho promesso che noi sosterremo a vita il governo Berlusconi». Bersani sta ancora lì con il mal di testa a chiedersi: Pannella scherzava? Lo sapremo il 14.