Ma il partito che «giustifica» i terroristi riparte dalla Liguria

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Erika Falone

Buongiorno, siamo il partito comunista. Ma non uno qualsiasi. Noi siamo quello comunista dei lavoratori. Così si è presentato anche a Genova il movimento per il Pcl. È arrivato anche sotto la Lanterna, e, lunedì scorso, si è presentato ufficialmente al popolo dei lavoratori nella sala del Dopolavoro ferroviario di Genova Principe. Per la Liguria, però, si potrebbe parlare quasi di una vecchia conoscenza. È infatti la nostra regione una delle roccaforti del Pcl. Il movimento ha già messo radici a Rapallo, Riva Trigoso, dove è stato fondata la «sezione del Tigullio-Golfo Paradiso», a Spezia, dove la sezione è già attiva da oltre un mese, in val Bormida. Per non parlare poi di Savona, dove il Pcl il 28 maggio scorso con la candidata a sindaco dell'area Ferrando (contro Unione e Cdl) ha portato a casa il 5,4 per cento. E proprio a Savona è stata convocata per il prossimo 18 ottobre l’assemblea di tutti gli iscritti per la costituzione del «Comitato regionale della Liguria - si legge sul sito internet del movimento -. La riunione si terrà a Savona con la presenza del compagno Ferrando».
Marco Ferrando, genovese, classe 1955, da sempre vicino agli ambienti trotzkisti era già stato al centro di diverse polemiche a livello nazionale quando, nel febbraio scorso, intervistato sulla guerra in Irak si era mostrato convinto - ferma restando la sua contrarietà agli atti di terrorismo - del diritto alla legittima resistenza dei popoli aggrediti contro i contingenti militari, anche quello italiano. Accennando alla strage di Nassirya che coinvolse 19 italiani, poi, denunciò un collegamento tra l'invio di militari nella città irachena e gli interessi dell'Eni per motivi di sfruttamento di pozzi di petrolio. Discorsi che tornano di schiacciante attualità, considerato l'ultimo attentato di ieri mattina contro i militari italiani a Kabul.
La minoranza guidata da Marco Ferrando, che si è staccata da Rifondazione dopo l'ingresso nel governo, si sta ora guardando intorno, sta girando tutta l'Italia per presentare il movimento, intrattenendo relazioni con lavoratori, certo, ma anche con gruppi pacifisti, delusi da un governo «simpatizzante della destra», nostalgici di lotte sindacali e semplici elettori «mancini» che vogliono una vera sinistra. «Vogliamo mantenere la prospettiva di un'opposizione anticapitalista e comunista, non lasciare alle destre il monopolio dell'opposizione - chiarisce Ferrando il segretario nazionale del movimento -. Nasce per questo il movimento costitutivo per il partito comunista dei lavoratori». Una sola la parola d'ordine: opposizione al governo. Anche se si gioca in casa. Perché, come ha spiegato ai compagni il leader del Pcl, «Siamo ai primi cento giorni di governo Prodi - illustra Ferrando all'attento auditorio di ferrovieri, ma non solo -. Se si continua con questa macelleria sociale, si finirà per spianare la strada alle destre».
Oltre al nome, il nuovo partito ha già anche un simbolo: tanto per essere chiari i classicissimi falce e martello che si incrociano, questa volta però, sul globo azzurro su ispirazione degli emblemi del Partito di Unità proletaria e di Democrazia popolare. Che già sembravano a sinistra. Ma non basta. A sentir loro, i partiti che rappresentano gli interessi della classe operaia non lo fanno più, in nessun campo. Ed è soprattutto la politica estera di Prodi quella contro cui si schiera prepotentemente l'appena nato movimento. Viene contestata la scelta di inviare un contingente in Libano, ma, ancora di più la mancanza di spina dorsale di quelle sinistre che alla spedizione di pace di berlusconiana memoria avevano urlato no con forza. Ma fanno discutere anche finanziaria, stato sociale, precariato e indulto.
«Spazio a sinistra, ancora più a sinistra di questo governo, ce n'è in abbondanza - dice il leader -. L'importante sarà essere all'altezza di riempirlo». La soluzione è solo una: virata decisa a babordo. «Bisogna costruire una nuova forza comunista - spiega -, una reale alternativa sociale contro i poteri forti». E a chi lo accusa di dividere ancora una volta la sinistra, Ferrando risponde che «non importa se già la sinistra è al governo, non è una sinistra che ci rappresenta: noi vogliamo crearci degli spazi in opposizione». Sarà guerra fratricida. I compagni, giovani e meno giovani, e le compagne (tre in tutto) presenti, applaudono. Ecco la novità: il nemico, una volta tanto, pare più a sinistra che a destra.