Un partito contro il tabù della Ue

I terroristi erano inglesi. Erano inglesi? Se fosse sufficiente scriverla su un documento per definire la nazionalità di una persona, l'uomo, i popoli, le culture non esisterebbero. Fa uno strano effetto sentire i giornalisti affermare che i terroristi erano «inglesi» e al tempo stesso ripetere con compiaciuta solennità come gli inglesi abbiano dimostrato nell'occasione delle bombe tutto il loro stile, il proverbiale riserbo britannico. Allora questo stile esiste? Come lo si acquista, da che cosa lo si riconosce, da quanto tempo viene tramandato? Bisognerà pure che qualcuno si ponga queste domande e cominci a dubitare della certezza con la quale i popoli d'Europa sono stati mandati allo sbaraglio dell'uguaglianza. Non sono soltanto gli inglesi, infatti, ad essere «inglesi», ma anche i francesi ad essere «francesi», i tedeschi ad essere «tedeschi», gli italiani ad essere «italiani», ecc., ecc.
La diversità di stile, di personalità, di carattere, di pensiero dei singoli popoli rappresenta la massima ricchezza dell'Occidente europeo. Sono forme di «specializzazione» culturale ereditate geneticamente lungo il passare dei secoli (l'errore darwiniano della non trasmissibilità dei caratteri acquisiti è evidente) che soltanto un folle può voler distruggere. Specializzazione genetica testimoniata dal fatto che così come nessun inglese ha mai saputo creare delle melodie come quelle di Bellini o di Schubert, così nessun italiano e nessun tedesco ha mai saputo creare dei drammi come quelli di Shakespeare. L'eliminazione delle lingue imposta dall'Unione Europea costituisce un impoverimento talmente drammatico che soltanto i fabbricatori di monete hanno potuto immaginarlo come un acquisto di ricchezza.
Si è partiti dall'uguaglianza; prima affermando che eravamo già uguali, poi cancellando brutalmente le differenze con l'assolutezza del potere. Un'assolutezza che incute davvero timore in quanto appare, nel passaggio dall'ideale al concreto, quasi in una forma allucinatoria. Un'allucinazione che impedisce di vedere le conseguenze negative che l'Unione Europea ha portato con sé perfino nell'ambito dei mercati, della potenza industriale che i costruttori di Maastricht perseguivano come massimo bene. Sono passati più di dieci anni dalla firma di Maastricht: la Germania, motore della grande Europa, si è impoverita, la Francia si è impoverita, l'Italia si è impoverita... Possibile che nessuno debba essere chiamato a spiegarcene i motivi?
Ci dicono che manca la «competitività». Bene. Ma competere significa combattere, voler vincere sugli altri, essere convinti che si è migliori e che è giusto far prevalere le nostre idee, i nostri prodotti. Come si può pretendere tutto questo da gente cui è stato propinato in tutte le forme il ripudio dell'aggressività, condannato come reato qualsiasi giudizio di valore, perfino l'espressione di un giudizio di valore? Competere è un concetto che è stato abolito nel mondo ideale degli assolutamente buoni, degli assolutamente uguali, degli assolutamente pacifici abitanti d'Europa. Gli uomini non sono macchine montate a compartimenti stagni. Adesso che finalmente i politici hanno ridotto i sudditi a organismi privi di reazioni di difesa verso gli estranei, convinti anzi che debbono accogliere i valori degli altri reprimendo i propri, l'aggressività residua è rivolta all'interno, verso se stessi, con delitti feroci nell'ambito della famiglia e con il suicidio-omicidio degli incidenti automobilistici.
Come potranno, dunque, competere? È venuta l'ora che qualcuno si decida a riconoscere che il progetto di unificazione europea non appartiene ad una realtà possibile e che non soltanto è lecito ma indispensabile discuterne concretamente. In tutti i Paesi dell'Unione esiste un partito contrario ed è questo che permette ai cittadini di non trovarsi di fronte ad un tabù talmente sacro da non poter essere messo in dubbio. È necessario che un tale partito nasca anche in Italia. I soprassalti della Lega non portano ad una discussione reale, ragionata, del progetto nelle sue radici. Non ha senso chiedere di uscire dall'euro (anche se molti italiani ne sarebbero entusiasti) senza prima di tutto uscire dall'Ue. Inoltre la Lega non difende l'Italia come nazione per cui non possiede gli strumenti concettuali indispensabili per negare la validità della costruzione europea. Soltanto Forza Italia potrebbe trovare al suo interno qualcuno in grado di affrontare il problema. Di una cosa questo qualcuno può essere certo: rompere la diga del silenzio porterebbe un enorme numero di consensi.