IL PARTITO DA COSTRUIRE

Noi ci fidiamo del nostro fiuto - quello dei giornalisti - e se un vecchio-grande collega come Giampaolo Pansa scrive «Cavaliere pensaci tu», vuol dire che qualcosa di tremendo sta succedendo nel Paese. Qualcosa che il Palazzo non vede e non capisce, ma che il taccuino del cronista registra come un sismografo. Le scosse dell’antipolitica sono sempre più violente e la politica invece di rispondere con serietà e sobrietà si rinchiude nel bunker. Case quasi a sbafo, voli di Stato, privilegi. Un tempo su questi temi il cittadino sorvolava, quasi accettava la distanza tra nomenklatura e Paese reale, ma oggi lo scenario è cambiato: l’Europa è in grande difficoltà, la competizione economica spietata. Basti per tutti l’esempio della Francia di Nicolas Sarkozy, un leader con un gradimento altissimo che fa i conti con una crescita economica che non c’è, mezzo Paese che ne mantiene un altro e uno scenario mondiale instabile.
Non è vero che questo caos produrrà vantaggi, non è tempo per gli avventurieri, la situazione è grave e pure seria: un comico che riempie le piazze al grido «distruggiamo i partiti» è qualcosa di tragico. Di fronte a tutto questo, il centrodestra deve riorganizzarsi e prepararsi a governare con la serietà dei programmi e la sobrietà dei comportamenti.
Forza Italia nacque nel 1994 come movimento figlio dell’antipolitica, Berlusconi era un outsider che mixava gli elementi di un «uomo nuovo» con il pragmatismo dell’imprenditore lombardo. Quel movimento è diventato un partito, la scelta del Cavaliere di passare dall’anti-politica alla politica, dalla sfida per vincere le elezioni alla sfida per vincere il governo. Oggi il centrodestra conquisterebbe l’urna a mani basse, ma questo non basta, servono idee e strumenti per affrontare la partita del buon governo, quella che Prodi sta perdendo con una rapidità impressionante e effetti devastanti per il sistema politico.
Berlusconi ha il consenso popolare e un partito moderno, può affiancare a Forza Italia anche i circoli e non è una cattiva idea: una vedetta nell’anti-politica serve a capire cosa c’è nella società, a trasformare la protesta in proposta. Potrà sembrare un paradosso, ma probabilmente sarà Berlusconi - se lo vorrà - a salvare i progressisti dall’implosione, perché oggi è l’unico che può contenere il qualunquismo di sinistra e dare la possibilità all’Unione di rispondere seriamente alla sua crisi e all’ondata che la sta travolgendo.
Per far questo bisogna superare barriere e bandiere, presentarsi agli elettori come un soggetto unitario: oggi la federazione e domani un vero partito della rivoluzione conservatrice. L’importante è che Berlusconi ricordi: al partito di fare bene il partito, ai circoli di fare i circoli nella società, agli alleati di fare insieme il programma e la selezione della classe dirigente del prossimo governo e a Berlusconi di fare il leader carismatico che non divide nessuno e unisce tutti.