Il partito dei russi può diventare ago della bilancia

da Gerusalemme

In una campagna elettorale senza colpi di scena, duelli televisivi o accuse, dove già da tempo si sa chi vincerà e chi perderà, Avigdor Lieberman, capo di Israel Beitenu (“Israele è casa nostra”), che riunisce gli immigrati russi, sembra poter essere la sorpresa di queste elezioni. Gli ultimi sondaggi gli danno 10 seggi ma Lieberman conta di strapparne 14. Israel Beitenu, dicono alcuni osservatori israeliani, potrà fungere da ago della bilancia. A votare Lieberman sono soprattutto i russi che si sono trasferiti in Israele con la grossa ondata degli anni ’90; i russi più anziani, quelli degli anni ’80, non lo considerano un vero israeliano e quindi non lo votano. Pur appoggiando i coloni (lui stesso vive nell’insediamento di Nokdim) non è riuscito a convincerli a votarlo: troppo poco israeliano, un accento russo troppo forte.
Solo Lieberman, in questa campagna elettorale, ha convinto il suo elettorato che combatterà per i diritti dei nuovi immigrati, pur portando avanti l’ideologia, tipicamente russa: le terre non si concedono. Raccoglie consensi anche la proposta di uno scambio territoriale con l’eventuale futuro Stato palestinese: espellere migliaia di arabi israeliani in Cisgiordania e cedere alcune regioni vuote di Israele.
D’altro canto, i pochi russi che si erano spostati a sinistra non riescono a votare il nuovo leader del labour Amir Peretz: «Troppo simile a Stalin, con quei baffoni» dice Ivgeni, studente di Economia all’Universita di Gerusalemme. Sebbene la popolazione dei nuovi immigrati provenienti dall’ex Unione Sovietica sia il 15% del totale della popolazione israeliana, sono il 30% delle vittime di attacchi terroristici a civili o a soldati. Questo a causa delle abitudini di vita: per la maggior parte usano autobus, si arruolano in unità combattenti e spesso girano per i mercati affollati delle cittadine israeliane. Anche per questo motivo, per la popolazione russa è difficile accettare qualsiasi compromesso con i palestinesi.
Ma Lieberman non vuole solo il voto russo: sa bene che per concorrere al posto di primo ministro, il suo partito è ancora troppo legato a una “comunità” La pubblicità elettorale dimostra come il leder russo sia cosciente di questo problema: ricorda a tutti che vive in Israele già da 28 anni, e conclude lo spot con le parole «la vita di Lieberman è una vita israeliana».