Partito democratico, Ds e Margherita già divisi sull’Eliseo

da Roma

Non ci pensa per nulla, il centrista Bayrou, a dare una mano alla candidata socialista Ségolène Royal. E la notizia che da Parigi rimbalza a Roma accende nuove polemiche attorno al Partito democratico italiano, quello che nasce appunto dal connubio tra centristi e sinistra.
Si sa che Francesco Rutelli tifava per Bayrou, con il quale ha fondato un gruppo in Europa, (anche se a qualche amico ha confidato che in verità Nicolas Sarkozy non gli dispiace affatto, anzi) e Piero Fassino per Ségolène; che i leader che in Italia stanno facendo lo stesso partito in Francia voterebbero candidati presidenti contrapposti. E chi se ne è andato dai ds punta subito il dito: «I fatti francesi - tuona Fabio Mussi - dimostrano che non si sta formando nessun nuovo campo democratico-socialista in Europa, come invece è stato promesso nei recenti congressi, e che gli eventi italiani possono provocare rapidamente un indebolimento secco della sinistra in Europa». E aggiunge perfido: «Chiedo ai colleghi di governo di sostenere pubblicamente Royal», ben sapendo che neppure Prodi si è troppo sbilanciato. Anche Mauro Zani, esponente della mozione Angius ma per ora restato nella Quercia, denuncia: «Basta guardare i numeri per capire che l’equidistanza di Bayrou serve solo ad aiutare Sarkozy». Fuori dal Pd, il socialista Roberto Villetti sfida Rutelli a non rimanere anche lui «equidistante» ma a schierarsi per Royal: «Una divergenza di questa portata dentro lo stesso partito sarebbe assurda».
I dirigenti della Quercia non aprono bocca; i risvolti sono imbarazzanti per il centrosinistra. Nella Margherita invece ci prova il responsabile Esteri Lapo Pistelli: Bayrou «non ha detto che Royal e Sarkozy sono uguali, ha individuato problemi “rimediabili” in Ségolène e “non rimediabili” nel suo avversario». E Prodi che non si sbilancia? «Non va dimenticato che se vincerà Sarkozy sarà l’interlocutore istituzionale di Prodi per i prossimi anni: di qui la sua prudenza». Già.
In casa ds ci si occupa delle «ferite», come dice Gianni Cuperlo, provocate dal parto del Pd. L’addio di Gavino Angius continua a far discutere, Piero Fassino continua a dirsi «sorpreso» da una scelta «di cui non vedo le ragioni, che trovo errata e infondata», e assicura che «la stragrande maggioranza della sua componente non lo seguirà». Intanto per il 5 maggio prossimo si prepara una manifestazione comune di tutti i contestatori del Pd, promossa da Mussi e alla quale parteciperà anche lo Sdi di Enrico Boselli: «Il cantiere è aperto», annunciano i socialisti. Perchè, come sintetizza un altro ex della Quercia, Peppino Caldarola, «è rimorto il Pci, e da oggi siamo tutti più liberi». Nella Margherita nessuna scissione, ma c’è il maldipancia dei «teodem» che si sentono emarginati. E Franco Marini avverte: «Il partito democratico dovrà aprirsi di più, e accettare un ricambio più veloce dei suoi gruppi dirigenti».