Partito democratico, Fassino resta in sala d’attesa

Piero Fassino non si è impegnato nel governo Prodi per – così dice - riservare tutte le sue energie alla costruzione del partito democratico. A questo punto le domando e mi domando maliziosamente... ma se non si fosse palesata l’opposizione di D’Alema al doppio incarico, governo e partito, con il rischio di veder traballare la poltrona al partito, lo spirito di sacrificio e la generosità dell’attuale segretario dei Ds sarebbe stata così veloce e determinata? L’ha detto il mitico Andreotti tempo fa e ormai è inciso nelle tavole della Legge: «A pensar male si fa peccato ma difficilmente si sbaglia». E poi ancora... ma se si vuole fare il partito democratico non si dovrebbe dare la precedenza ad un serio lavoro sui contenuti prima che occuparsi di gruppi parlamentari e di potere? In fondo la sinistra tedesca ha avviato una revisione enorme e radicale (Bad Godesberg) che ha posto le basi della moderna socialdemocrazia europea che, al di là del bene o del male che ognuno ne può pensare, ha segnato il modello europeo per più di un ventennio. Inoltre – oltre a tutto ciò - ci vuole «le physique du rôle» come dicono i francesi che hanno avuto un Mitterrand e i tedeschi Willy Brandt e Helmut Schmidt. Ora, la domanda è la seguente: in Italia chi lancerà e guiderà il partito democratico? Piero Fassino?


Devo dar conto ai lettori che dietro lo pseudonimo assai evocativo di Spartacus si cela un amico di sinistra. Non un parvenu, non un radicalchicchettone dell’ultim’ora (nel salotto Verusio, per dire, non ci metterebbe mai piede). Uno con la sua bella storia alle spalle e con idee non di accatto. Che siccome si sa come vanno le cose può più apertamente esprimere su questo bel giornalone di destra che non su uno «de sinistra». Ciò pur sapendo che non godrà di immunità: ove necessario, sarà debitamente rintuzzato. Cosa che tornerebbe difficile in questa occasione, perché le ragioni del malessere di Spartacus (e di moltissimi altri del vasto arcipelago progressista) le abbiamo sott’occhio. Ce ne vuole infatti di fede e di entusiasmo per dar per buono il «sacrificio» di Piero Fassino che immola poltrone ministeriali in nome della causa. Ma anche così, ne servirebbe poi ancor di più per credere che Fassino non solo darà vita al partito democratico, ma ne prenderà la guida con l’approvazione e il plauso di – un nome per tutti – Massimo D’Alema.
È come dice lei, caro Spartacus: le dichiarazioni di intenti, i bei discorsi, la mano sul cuore a promettere che sì, in cima al pensiero c’è solo il partito democratico, stanno a zero. Perché non si va ed anzi non si vuole andare da nessuna parte se prima non ci si mette d’accordo sulla meta da raggiungere. E sa cosa le dico? Che se dopo quasi cinquant’anni si sospira ancora per Bad Godesberg, significa che voi – ma anche noi – siamo messi proprio male. Significa che la sinistra ha campato, e anche maluccio, di rendita senza avere la forza, con quel po’ po’ che è successo, di riformarsi veramente. E poi si lamentano se è ancora così frequente dare del comunista. Non vorrei peggiorare il suo sconforto, caro Spartacus, ma ci può giurare che l’ubriacatura di potere, il valzer delle poltrone, la flotta di auto blu in attesa col motore al minimo, le falangi di portaborse, assistenti, consulenti e collaboratori con le mani spellate per quanto se le sono fregate, tutto ciò distrarrà ancor più i mammasantissima dal progetto del partito democratico. In quanto a Piero Fassino, magari diventerà un esperto di parole incrociate. Tempo ne ha.
Paolo Granzotto