Partito democratico, i Ds non esistono già più

L’addio mentre in Regione nasce il gruppo unico con la Margherita. Rifondazione: ora uniamo le forze

Paola Setti

Per usare i toni che hanno usato i dissidenti la si potrebbe dir così: i Ds non esistono già più. Loro, i dirigenti del partito, forse se l’aspettavano, certo non così presto. E invece da un giorno all’altro la situazione è precipitata, e adesso la Quercia si ritrova senza una buona parte dei suoi rami. Perché il partito democratico con la Margherita è ancora di là da venire, ma è bastato pronunciare la formula «gruppo unico» in Regione a scatenare il putiferio.
Il primo a giocare d’anticipo è stato Mino Ronzitti il presidente del consiglio regionale, che ha detto addio senza se e senza ma. Ieri, mentre in via Fieschi il capogruppo dei Ds Moreno Veschi scriveva al «caro» Claudio Gustavino il capogruppo della Margherita che sì, «hai ragione tu, è maturato il tempo di una comune decisione sul gruppo unico in Regione» e quindi fissiamo la data delle nozze perché «dal gruppo Ds è emersa la volontà di dare esito positivo a questo processo», mentre Veschi scriveva queste righe il Correntone Ds ne scriveva altre molto più accese. All’urlo di “siamo tutti ronzittiani”, in undici hanno detto addio pure loro.
Trattasi di eletti, dirigenti, amministratori: Gianluca Mambilla il coordinatore della Sinistra Ds, Rita Benzi Luca Bettinelli e Daniele Piacenza della segreteria Ds, Franco Bonello il consigliere in Regione che prima di tutti se n’è andato nel gruppo Misto, Renata Briano ed Ennio Massolo gli assessori provinciali, Gianni Crivello e Walter Massa presidente e capogruppo della Circoscrizione Valpolcevera, Daniele Piacenza – segreteria Ds Genova, Giancarlo Topazio il coordinatore del Tigullio. Dicono che «il Partito democratico si farà, pur tra mille contraddizioni», e respingono l’invito di Mario Tullo il segretario regionale a dare «ognuno il proprio contributo, anche critico». Loro, nemmeno vogliono sapere come sarà, il partito democratico, semplicemente non vogliono che si faccia. Tutto il rispetto per chi ne farà parte, certo. «Tuttavia, la nostra strada non potrà che essere quella che porta ad unire le forze che si richiamano ai valori e alla storia della sinistra italiana ed europea», e cioè la via indicata da Ronzitti nella sua lettera di addio. «Il dovere della coerenza e della chiarezza ci impone di dire che non parteciperemo a nessuna fase di discussione sul partito democratico, proprio perché vogliamo lavorare ad un progetto ad esso alternativo» scrivono i dissidenti prima di affondare la lama: ma quale consultazione della base, non è vero niente: «Non sfugge infatti che il prossimo e “ultimo” congresso dei Ds sarà una semplice ratifica del progetto del partito democratico». Ecco. Loro non ci saranno: «Per noi essere di sinistra non è solo dire dei “No”, ma saper guardare al futuro, mettendo in gioco certezze e garanzie acquisite, per costruire nuovi e forti orizzonti politici, il più possibile condivisi ed unitari».
Per capire quale sarà il percorso basta leggere l’immediata ed entusiasta reazione di Rifondazione comunista, con il segretario genovese Bruno Pastorino a dire che «oggi è davvero possibile avviare un processo di ricomposizione e aggregazione a sinistra, che riconosca tutte le culture esistenti, che provi ad avviare un profondo processo di riforma della politica e che sia fortemente ancorato ai movimenti sociali che in questi anni hanno ravvivato il Paese».
E poiché il partito democratico dovrebbe nascere, nelle intenzioni dei leader nazionali, entro primavera, quando cioè in Liguria si terranno le elezioni amministrative, la situazione si complica. L’elettorato di riferimento è lo stesso, il Correntone Ds all’ultimo congresso aveva il 27 per cento, i temi si sovrappongono. Dice Pastorino che «il percorso per le prossime amministrative (dalle Primarie all’elaborazione di un programma comune di tutta l’Unione) può diventare il primo cimento per un importante laboratorio di sinistra unita e plurale. Rifondazione manterrà il massimo spirito unitario».
Ma c’è anche il rovescio della medaglia: se non ci sarà l’accordo con il partito democratico, la sinistra avrà la forza di correre anche da sola.