Partito democratico, scontro Rutelli-Fassino

Villetti (Rosa nel pugno) ironizza: «Il Pd è solo un parto della fantasia nazionale»

Roma - Strano ma vero: da titolo di una celebre rubrica della Settimana enigmistica a sinonimo dell’ormai celebre tormentone Partito democratico. Un quiz per addetti ai lavori, dietrologi affermati e cervelli abituati a rompicapo: ha ragione l’ironia del socialista Roberto Villetti, incline a considerare il Pd come «parto della fantasia italiana».
Strano ma vero: il leader della Margherita, Francesco Rutelli, ringraziato dalla sinistra ds e maledetto dal promesso sposo, Piero Fassino, leader della Quercia. Avessero optato per un Dico e non per un matrimonio in abito bianco (neppure lamé rosa!), nessuno avrebbe eccepito un «checché». E invece Rutelli mette in imbarazzo la sposa e chi sta lavorando per la cerimonia di scioglimento (nei congressi territoriali ds la maggioranza fassiniana starebbe raccogliendo tra il 70 e l’80 per cento). Tolto il velo, resta cioè quello che Fassino cerca disperatamente di nascondere ai suoi delegati: la Margherita «non entrerà mai nel Pse». Soprattutto, Rutelli si chiede perché «dovremmo diventare socialisti quando il Pse è in minoranza in Europa e si riduce di anno in anno?». E mena vanto del suo sostegno al candidato liberal-democratico per le presidenziali francesi, François Bayrou. Altro che la socialista Ségolène Royal: «Il partito socialista francese è ancora troppo legato a un eccesso di ideologia gauchista - dice Rutelli -, mentre Bayrou è un pragmatico che punta sull’innovazione: sa che i riformatori possono vincere conquistando voti moderati. E non si può certo definire più riformista il programma della Royal di quello di Bayrou...».
Le tesi rutelliane, anticipate al Corsera, sono l’ennesima corona di spine per il «povero Piero», l’ennesimo cappuccino andato di traverso. Il leader della Quercia è costretto sommessamente a ricordare che «se il Partito democratico esprime un riformismo plurale deve stare dove stanno gli altri partiti riformisti, e questo non per una questione ideologica ma politica». Fassino sembra una sposa che abbia già rinunciato a tutto, fuorché al pudore: «Il Pd dovrà collocarsi nell’Internazionale socialista su scala mondiale e nel Pse in Europa...». E azzarda che il Pd sarebbe «una forma nuova per dare continuità per un’azione politica volta ad affermare i valori della sinistra. Perché la sinistra non muore, non esaurisce la sua funzione».
L’imbarazzo è grande. Vanno a nozze gli oppositori del progetto, per esempio Fabio Mussi, che parla di una «buferetta polemica» che gli ricorda un «pezzo di pop-art». Mussi «informa» gli iscritti ds che «carta canta: la mozione Fassino non prevede che il Pd sia parte integrante del Pse, non c’è scritto. I discorsi della domenica, se dicono il contrario, sono pubblicità ingannevole». Il laburista Valdo Spini è preoccupato fino al punto di chiedersi se Rutelli voglia «comprarsi i Ds in svendita a saldo». Domanda retorica, almeno quanto l’affermazione successiva: «Se fossero coerenti, i nostri dirigenti ds non dovrebbero chiedere un’accelerazione, ma una sospensione...». «Sciogliere i Ds alle condizioni di Rutelli è un errore storico», aggiunge Carlo Leoni. Gloria Buffo trasecola di fronte alla nascita di un «partito Frankenstein, diviso su tutto» e Fulvia Bandoli di fonte al «viaggio verso l’ignoto della maggioranza ds».
Dove andranno a finire non si sa (forse lo si sa benissimo). Stavolta appare chiaro anche a Gavino Angius, che ringrazia la «mancanza di ambiguità di Rutelli» che mette ancora più «in evidenza l’ambiguità, le reticenze, i silenzi» che regnano all’interno della Quercia. E gli fanno ribadire il «no» al Pd. «Pretese della Margherita» che fanno saltare i nervi anche a settori saldamente dalemiani, cui la velinarossa Pasqualino Laurito s’incarica di dare voce: «Rutelli ci invita al trasformismo», denuncia. Gli si potrebbe proporre una sottorubrica dello «Strano ma vero», dal titolo: «Dimmi con chi vai...».