Partito democratico, si candida D’Alema

da Roma

Ha confessato ai suoi collaboratori di essersi «commosso», Arturo Parisi, al vertice del futuro Partito democratico che si è tenuto ieri mattina a Palazzo Chigi. E si sarebbe commosso nientemeno che durante l’intervento di Massimo D’Alema, perché «se persino lui non parla più da uomo di partito vuol dire che davvero abbiamo fatto un enorme passo avanti».
Il ministro della Difesa Parisi è capace di sottili ironie, e non è dato sapere se la sua fosse commozione autentica. Di certo però era legittima soddisfazione, perché la sua linea ulivista doc, sposata da Prodi, ha per ora prevalso su quella dei partiti.
Piero Fassino aveva chiesto che a ridosso dell’Assemblea costituente si tenesse il congresso fondativo, con relativa elezione degli organismi dirigenti, ma Parisi gli ha obiettato: «E come, se ancora non esiste lo statuto del partito?». La sua agenda, assai più graduale, è passata: ora si formerà il comitato promotore del Pd, 30 big equamente suddivisi tra Ds, Dl e prodiani. Ci sarà anche Walter Veltroni. Il comitato stabilirà le procedure per eleggere ad ottobre l’assemblea costituente, con «la più larga partecipazione», secondo il principio «una testa un voto», ribadito da premier, che spiega che i partecipanti a quelle elezioni costituiranno gli iscritti al nuovo partito. «E lì ce la vedremo», è la sfida dei Ds, che intendono far valere fino in fondo le loro «teste», attraverso una massiccia mobilitazione. Elezioni che si dovranno svolgere attraverso liste «non di partito» e «in sana competizione tra loro», come ha spiegato D’Alema suscitando la commozione di Parisi. «Potrei fare una mia lista», ha lasciato cadere lì il ministro degli Esteri. E, fanno sapere i prodiani, il premier a fine riunione gli avrebbe detto: «Caro Massimo, è un’ottima idea». Idea che però a Fassino non è piaciuta affatto, perché sembra fatta apposta per far capire che i ds hanno smesso di esistere e che è D’Alema il regista della nuova fase iperulivista. Ragion per cui il vicepremier ha fatto seccamente smentire di aver lanciato l’idea.
All’assemblea costituente sarà affidato il compito di redigere lo statuto, e nei piani di Prodi e Parisi il congresso di fondazione si potrebbe tenere nella primavera del 2008, e «contemporaneamente» si potrebbero svolgere le elezioni primarie per eleggere il leader della nuova forza, nonchè «candidato premier del Partito democratico», che ovviamente dovrà avere l’assenso del resto della coalizione. Nella Quercia si ammette che «abbiamo portato a casa ben poco». Ma Fassino si sente ancora della partita, perché - si fa notare - a ottobre i tre coordinatori provvisori (Migliavacca, Soro e Barbi, accolti «dal giubilo delle folle» come ironizza Fabio Mussi) scadranno, «e ci vorrà ben qualcuno che si occupi di costruire il nuovo partito», qualcuno che - a differenza di Prodi e anche di Rutelli - «non sia preso da incarichi di governo».