Partito democratico verso il flop: vale meno della somma di Ds e Dl

Sondaggio per «il Giornale»: nel nuovo soggetto politico la Quercia perderebbe il 5,3% e la Margherita circa l’1% rispetto al teorico 31,8%

Da più parti e in diverse occasioni si ipotizza che al momento della sua nascita ufficiale ad ottobre, il Partito democratico perderà una certa percentuale di voti rispetto ai valori odierni delle due costituenti che si andranno a fondere.

Effettivamente il fatto che, nei sistemi politici, il peso di un nuovo soggetto sia inferiore a quello delle sue singole componenti è un fenomeno conosciuto e studiato. Sotto gli occhi di tutti, nella recente storia politica italiana, il caso di Alleanza nazionale, che per le Europee del '99 si presentò assieme all'Elefantino di Mario Segni: ottenne 3-4% in meno rispetto alle sue performance abituali del periodo.

Di solito, l'ala di una formazione trova troppo estrema o moderata la corrispondente dell’altra formazione ed, in parte, preferisce astenersi. Abbiamo quindi cercato di misurare se anche questa volta ci potrà essere una perdita di consensi e di quanto essa potrebbe essere apprezzata. Abbiamo utilizzato una metodologia assodata.
A ogni intervistato di un campione rappresentativo di 750 italiani è stato chiesto quale partito potrebbe votare oggi per un eventuale rinnovo del Parlamento. La risposta è stata volutamente spontanea, cioè non è stata suggerita alcuna lista di partiti. In pratica: 21,3% per i DS e 6,0% per la Margherita, ma anche 4,6% per il Partito democratico e 0,9% per Sinistra democratica (la formazione di Mussi che dovrebbe poi unirsi all’area comunista del centrosinistra). Per coloro che avevano istintivamente citato il Pd vi è stata una immediata seconda domanda: «In realtà il Partito democratico non esiste ancora ufficialmente, cosa sceglierebbe tra Ds e Margherita?»; mentre coloro che avevano citato Sinistra democratica sono stati direttamente riaggregati nei Democratici di sinistra.

In questo modo, cioè ridistribuendo in modo corretto i voti che in questo momento andrebbero a partiti non esistenti, abbiamo ottenuto una stima reale di quanto valgono oggi Ds e Dl. Cioè 24,8% i primi e 7% i secondi, per una somma totale di 31,8%. Questo è quanto dovrebbe valere il Partito democratico.

In un passaggio successivo, a coloro che avevano precedentemente citato Ds o Dl abbiamo chiesto: «Ds e Margherita si uniranno il 14 ottobre nel Partito democratico, lei lo voterà?». E a coloro che non lo voteranno, o non lo sanno ancora, abbiamo domandato: «e voterà Sinistra democratica di Mussi?». Infine, ad essi sono stati aggiunti coloro che spontaneamente avevano citato Pd o Sinistra democratica alla prima domanda. Ogni individuo, quindi, è stato assegnato a una giusta posizione nello scenario attuale ed in quello futuro.

Proprio in relazione a quest'ultimo, vediamo che il Pd arriva solo al 25,5% e Sinistra democratica all'1,6%. Cioè il Partito democratico perde 6,3 punti percentuali rispetto alla somma dei valori che oggi ottengono Ds e Margherita.

Il nostro modello viene sintetizzato nella tavola finale, dove è anche possibile leggere una simulazione rispetto a quelli che sono stati i flussi dei voti da uno scenario all'altro.

La cosa che si nota immediatamente è che la maggior parte dei Dl si riversa nel Pd, mentre i Ds perdono ben il 5,3%. Pochi vanno con Mussi e molti non si collocano. In pratica, mentre la Margherita pare cedere quella che sembrerebbe una «quota fisiologica», per i Ds pare esistere un fenomeno più importante, che forse andrebbe indagato più a fondo. Siamo nel campo delle ipotesi (scientifiche, comunque) e occorre tenere conto dei diversi errori statistici, ma oggi possiamo dire che fra i due, sicuramente, i Ds sono i meno convinti di quanto dovrà succedere.
*Ferrari Nasi & Grisantelli
(società di rilevazione)