«Il partito detti una linea chiara o gli elettori non ci capiranno»

RomaOnorevole Gianni Cuperlo, la sospensione del voto sul testamento biologico ha risparmiato al Pd una nuova lacerazione. Ma cosa accadrà quando ci si torna?
«Io mi auguro che la fine della tragedia di Eluana, che lunedì ha imposto a tutti di fermarsi, possa costituire uno spartiacque inducendo ogni schieramento a riflettere meglio, archiviando i toni fuori controllo che abbiamo sentito anche in Senato. E ad affrontare i nodi che abbiamo davanti senza approcci ideologici e aggressivi verso le ragioni degli altri. Quanto al Pd, che ci sia complessità in un tema che investe la coscienza di ognuno è inevitabile».
Tra un po’ vi toccherà votare comunque.
«Sarebbe aberrante una legge che imponesse a tutti i malati in quelle condizioni di rinunciare a idratazione e alimentazione artificiali, no? Ma il punto non è questo: la legge deve garantire la libertà di scelta del singolo individuo, e nessun ministro di Stato o di culto può decidere per lui quali trattamenti accettare, se li ritiene invasivi del suo corpo e della sua dignità. Sarebbe il massimo dello statalismo, uno Stato etico che mi impone come morire, vietandomi di lasciare fare alla natura se è quel che voglio. Ci vedo un’idolatria molto poco cristiana, quasi pagana, nei confronti dell’artificio meccanico che mi permette di sopravvivere a me stesso, calpestando la legge naturale».
La linea del Pd però è un po’ più confusa: da una parte si grida alla violazione della Costituzione convocando manifestazioni di piazza, dall’altra si lascia mano libera sui tempi alla maggioranza, rinunciando a ogni battaglia parlamentare, mentre esponenti di primo piano annunciano sì alla legge del governo...
«La posizione del “no prevalente”, salvo casi di coscienza, era chiara. Ora spero che il Pd assuma una linea coerente e condivisa la prossima settimana, tenendo come bussola la Costituzione, che sancisce il diritto di scegliere a quali cure sottoporsi: un partito che voglia dirsi “democratico” quella posizione dovrebbe assumerla come tratto della propria identità. Su questi temi si deve avere un profilo chiaro, non cercare di tenerli fuori dall’agenda politica. In tutto il mondo sono temi su cui si caratterizzano gli schieramenti di opposizione e di governo: uno dei primi passi di Obama è stato quello di cambiare le indicazioni date da Bush sulla ricerca sulle staminali».
E lei crede che il Pd possa riuscire ad avere un’identità chiara su questo senza lo scontro tra le sue anime? Il cattolico Fioroni, che ha un ruolo chiave nel partito, ha minacciato addirittura di dimettersi se ci fosse stata un’indicazione di voto per il no alla legge.
«L’errore sta all’origine, nell’idea di costruire un partito più solido accantonando le questioni più delicate che toccano le diverse culture politiche. Ma non sono pessimista sulla possibilità di superarlo: anche sul testamento biologico, alla fine, eravamo riusciti a trovare un punto d’equilibrio condiviso al 95%. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare i nodi irrisolti, perché li ritroviamo ogni volta pari pari. Avere un profilo riconoscibile è indispensabile, se no i cittadini non capiscono perché votarci».
Le è piaciuto Fini?
«Ho apprezzato molto la sua autonomia e correttezza, in questi giorni. Dimostra, con l’autorevolezza del suo ruolo, che anche in Italia è possibile una destra europea e non reazionaria».