Partito islamico candidato a Milano

Il leader del centro di viale Jenner presenta la lista civica degli
immigrati: si candiderà alle prossime Comunali. La Lega: "Un pericolo e
una vergogna". Il Pdl: "Una patacca elettorale"

Milano - Folklore elettorale o primo embrione italiano dei Fratelli musulmani: questo lo si vedrà nei prossimi mesi. Di certo si sa che la prima uscita della lista degli stranieri ha riscosso una selva di fischi, da sinistra a destra.

Ricapitoliamo: l’annuncio mesi fa era sembrato una boutade, ora si sa che, per non farsi mancare nulla, alle elezioni comunali i milanesi dovranno sperimentare anche la lista degli immigrati. Si chiama «Milano nuova», e l’ha presentata ieri il leader islamico della discussa comunità musulmana di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. La lista fondata dal direttore dell’Istituto culturale islamico si dichiara laica e aperta agli italiani, ma fin dal «programma politico» abbozzato ieri dallo stesso Shaari il tentativo è quello di far leva sui «nuovi italiani». Con l’obiettivo, annunciato dall’imam milanese, di creare una forza politica che parta da Milano per poi presentarsi in tutto il Paese. Alla conferenza stampa di ieri sono intervenuti candidati di nazionalità italiana, peruviana, senegalese, siriana, romena ed eritrea.
Ma quanti sono i potenziali «iscritti» del partito degli immigrati. Shaari spara numeri con un mucchio di zeri, sono quelli degli immigrati residenti a Milano e in Italia: 210mila compaiono - riferisce lui - nell’anagrafe di Palazzo Marino. E 5 milioni sono immigrati in Italia. Purtroppo per Shaari, e per alcuni politici italiani, c’è un dettaglio: la legge italiana che (ancora) non riconosce il diritto di voto ai non italiani - neanche alle Amministrative. Quanti sono dunque i potenziali elettori? Secondo il vicesindaco Riccardo De Corato la capacità di attrazione di Shaari la si può misurare sulla partecipazione dei musulmani alle preghiere islamiche: «Se i musulmani votano come partecipano al Ramadan - spiega de Corato - la lista degli stranieri di Shaari non catalizzerà che una manciata di preferenze, nella migliore delle ipotesi pertanto il partito di Shaari varrebbe lo 0,3%». Gli stranieri naturalizzati a Milano sono 15mila.

Al di là dei numeri, l’accoglienza della lista-Shaari è stata a dir poco scoraggiante. Ovviamente la Lega ha bocciato l’iniziativa, con parole pesanti. «È uno sfregio per Milano e per i tanti immigrati onesti che nella nostra città lavorano - ha detto il segretario provinciale del Carroccio, Igor Iezzi - Non permetteremo che nelle istituzioni milanesi siano presenti personaggi vicini al terrorismo internazionale. Visto che Shaari ha più volte dimostrato la mancanza di volontà nel prendere le distanze dal terrorismo nella gestione del suo centro islamico siamo preoccupatissimi e chiediamo che tutte le istituzioni e le associazioni per i diritti civili vigilino affinché in Consiglio comunale non entrino kamikaze». «Una vergogna» ha rincarato Matteo Salvini. Il Pdl con l’europarlamentare Carlo Fidanza liquida il tutto come «una clamorosa patacca mediatica». Ma anche dal Pd la bocciatura è netta: «La lista proposta da Shaari - riflette Roberto Caputo - malgrado il suo tentativo di definirla laica e di riempirla di candidati non solo islamici, è pericolosa perché divide i cittadini. Non può certo aiutare l’integrazione e la solidarietà una lista etnica con forti connotazioni religiose e islamiche».