"Il Partito della Libertà? Nascerà dal web"

Parla l'azzurro Claudio Scajola, presidente del Comitato di controllo
sui servizi segreti: "Faremo incontri e
banchetti, ma sfrutteremo le potenzialità di
internet. Gli iscritti saranno protagonisti". Legge elettorale: "Serve
uno sbarramento al 5%, che tagli i cespugli e premi le grandi
formazioni"

Claudio Scajola, presidente del Comitato parlamentare di controllo su servizi segreti, è stato l’organizzatore di Forza Italia negli anni d’oro. L’uomo che ha traghettato il cambio di pelle degli azzurri, facendone un partito organizzato e presente sul territorio. Proprio per questo, è certamente uno dei più titolati a commentare il nuovo progetto di Silvio Berlusconi.
Ma come, onorevole Scajola, proprio nel momento in cui Forza Italia celebrava i congressi ovunque, radicandosi su tutto il territorio, un po’ come lei aveva sempre auspicato, Berlusconi vi smonta tutto?
«Il rischio è che ciascuno di noi voglia appropriarsi del nuovo straordinario progetto di Berlusconi. Quello che sta nascendo non è il partito di Michela Brambilla, non è il partito dei dirigenti di Forza Italia, non è il partito dei circoli di Dell’Utri, non è il partito dei circoli Liberal di Adornato...».
Lei è quasi poetico, «codesto solo oggi possiamo dirti/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» scriveva Montale. Ma mi sa dire cosa sarete?
«Saremo il partito della gente».
Lo dicono praticamente tutti.
«Ma noi lo saremo davvero».
Lo dicono in tanti.
«Silvio Berlusconi ha dimostrato una volta di più di essere la voce del popolo moderato. Sfido chiunque a trovare un leader che ha un’accoglienza simile in mezzo alla gente e con una consonanza così forte con i giovani. Insomma, ha capito ancora una volta prima degli altri la modernità del Paese».
Cosa che Forza Italia non sempre ha fatto e non sempre continua a fare. Anche criticando Berlusconi, quando sbaglia. Voi dirigenti, spesso, non vi siete segnalati per la vostra capacità critica.
«Proprio per questo Berlusconi ha pensato a un modello di partito completamente diverso, ribadisco: un partito che nasca dal basso. In cui decida tutto la base: dal nome, al modello organizzativo, agli argomenti da portare avanti, alla disponibilità ad impegnarsi, fino alle candidature. Direttamente, senza intermediazioni».
Lei sta raccontando una rivoluzione politica. Bella, bellissima. Ma in concreto?
«In concreto, significa che daremo costantemente la voce alla gente. Con gli incontri sul territorio, con i banchetti, soprattutto con internet, che offre straordinarie possibilità».
Ma la rete è anche manipolabile. Come vi regolerete?
«Ovviamente, ci saranno filtri e vigileremo affinché non ci siano abusi. Ma, in realtà, il modello sarà l’evoluzione naturale di quello studiato nel 1996. Già allora immaginammo di saltare per quanto possibile i filtri delle segreterie locali: l’adesione a Forza Italia, per esempio, avveniva rivolgendosi direttamente a Roma e sottoscrivendo il nostro manifesto dei valori».
In pratica, il nuovo partito sarà un’immensa mailing list?
«Sarà qualche cosa di più, ovviamente, proprio perché gli aderenti saranno protagonisti e non semplici destinatari delle iniziative politiche. In questo modo, d’altronde, evitiamo ogni sclerotizzazione e ogni burocratizzazione della struttura. Soprattutto, si fermano tutti quelli che bloccano nuovi ingressi e nuove forze per paura che possa arrivare qualcuno più bravo di loro. Nel nuovo partito, i bravi saranno accolti a braccia aperte, non respinti a malo modo».
Non ha paura che l’antipolitica travolga questa novità?
«La gente ce l’ha con la cattiva politica, non con la politica. E questo nuovo modello dà voce a tutti, senza bisogno di urlare alla Grillo».
Vi rimproverano di aver tradito il bipolarismo.
«Berlusconi pensa a due grandi partiti».
Ma con il proporzionale e lo sbarramento ne entreranno in Parlamento cinque.
«Nella prima Repubblica, con il proporzionale puro, c’erano undici partiti nelle Camere. Oggi siamo quasi a trenta».
E il premio di maggioranza?
«Quasi tutti i sistemi elettorali che prevedono uno sbarramento al 5-6 per cento, escludendo tutti i partiti che non raggiungono questa soglia, hanno come effetto anche quello di determinare un premio di maggioranza “implicito”. Cioè un partito che prende il 30 per cento arriverà a vedersi attribuito circa il 36-37 per cento dei seggi».