Partito popolare, Formigoni al lavoro

Il governatore: «È un progetto indipendente dall’esito del voto»

Marcello Chirico

Che la Cdl vinca o perda, l’obbiettivo finale di Roberto Formigoni dopo queste elezioni politiche 2006 sarà uno solo: creare un nuovo Partito Popolare. Praticamente, la Casa dei Riformisti italiani nella quale dare residenza a tutti i moderati attualmente schierati o no con altre forze politiche. Una creatura alla quale il governatore lombardo, per sua stessa ammissione ieri mattina sulle frequenze di Radio Repubblica.it, sta «lavorando da tempo», e che andrà avanti qualunque sarà il risultato elettorale.
«Quella della creazione di una nuova sezione italiana del partito popolare europeo è un progetto su cui mi sono schierato da tempo - ha spiegato Formigoni -, ovvero un nuovo partito che parta dagli attuali e che ho già cominciato a costruire insieme ad altri». Un’iniziativa partita quindi già da un anno, dai giorni in cui il governatore si era messo a lavorare sulla possibilità di scendere in campo alle scorse elezioni regionali con una propria lista personalizzata, di matrice appunto riformista, stoppato poi «da Bossi e Berlusconi», ha rimarcato ieri mattina Formigoni. «Una lista - è tornato a spiegare - che, secondo i sondaggi, avrebbe accreditato al mio schieramento politico un vantaggio del 40 per cento sul centrosinistra, e invece non realizzandola abbiamo vinto solo col 10 per cento. Stavolta sono passato però dalle parole ai fatti, dopo il lavoro di questi mesi la mia candidatura al Senato ha esattamente questo significato». E probabilmente i leghisti (insieme a qualche esponente di Forza Italia) avranno prossimamente qualcosa da obbiettare, visto che la rinascita di un possibile nuova aggregazione partitica di stampo centrista era proprio ciò che temevano con la candidatura del governatore alle Politiche. Progetto che Formigoni non intende mollare in nessun caso dopo il voto, che la Cdl vinca o perda. «Mi sto battendo affinché si vinca - ha aggiunto il presidente della Lombardia -, perché avendo vinto a livello nazionale questo progetto della sezione italiana del Ppe, che raduni cattolici, laici, riformisti, non schierati può andare avanti meglio, ma anche se perdessimo il progetto rimarrebbe questo». Semmai dalla vittoria o dalla sconfitta non dipenderà invece la scelta sul dopo-voto da parte di Formigoni, chiamato a scegliere entro 90 giorni tra Palazzo Madama e Pirellone. «Certo - ha ribadito ieri alla radio - il risultato finale influirà, ma il criterio sarà quello di dove potrò essere più utile alla Lombardia». Ma anche alla formazione del nuovo Ppi.