Il partito del popolo salutato da 1.500.000 firme

De profundis per il governo Prodi. Lo intona il popolo lombardo. E lo fa con un milione e trecentomila firme. Che, per gli amanti della statistica, significa qualcosa come mille o poco meno all’ora. Mille «no» ogni sessanta secondi da chi «vuole andare a votare», da chi «non vuole né inciuci né giochi di palazzo» e pretende un governo che «si occupi del problema della sicurezza, delle infrastrutture e di ridurre le tasse».
Virgolettati, quelli di Mariastella Gelmini, che fotografano l’assalto ai gazebo azzurri. Fermo immagine di code che a Milano si sono tradotte in 430mila firme. Nomi e cognomi uno dietro l’altro di cittadini che dicono sì al partito del popolo delle libertà. «Partito dentro il quale Forza Italia confluirà» chiosa il coordinatore lombardo: «Partito che nasce dal basso, dai cittadini e dalla loro passione per la libertà». Condizione assai differente, aggiunge Mariastella Gelmini, da «quella fusione a freddo delle classi dirigenti di margherita e ds» che ha dato vita al partito democratico. Come dire: «Il nuovo soggetto politico in grado di semplificare il quadro politico può ricomprendere non solo gli elettori di Forza Italia ma anche tutte quelle persone che non si riconoscono nel centrosinistra».
Già, il Partito del popolo della libertà è reclamato non solo con il voto dall’elettorato di Forza Italia ma «pure dagli altri elettori della Cdl» annotano i responsabili organizzativi della kermesse azzurra. Che, in Lombardia, ha visto impegnati quattromila attivisti spalmati su mille gazebo. Impegno che, fanno sapere, continuerà ai gazebo anche nei prossimi giorni e che a dicembre si concretizzerà in una raccolta «sul taglio delle tredicesime» mentre a gennaio il tema sarà la «sicurezza e la legalità».
Appuntamenti dove non mancherà né il sostegno dei circoli del buon governo - «aderiamo con naturale convinzione all’idea di un partito nuovo, che si allarga alla società civile nel suo complesso» - né dei circoli della libertà di Michela Brambilla «la parola ritorna finalmente alla gente».
Dichiarazioni d’impegno per un partito nuovo preannunciato ieri da Silvio Berlusconi in piazza San Babila, dove c’erano tremila e più persone ad attenderlo. Atmosfera di gioia, di festa di popolo con il contorno della Milano impegnata nello shopping in corso Vittorio Emanuele. Milano che con cori e applausi ha coperto (o quasi) tutto l’intervento del Cavaliere, «invito tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica in un nuovo grande partito di popolo, chiedo a tutti di mettere da parte ogni remora e ogni timore: questo è quello che la gente vuole». Parole pronunciate usando l’auto come fosse un palco e che hanno galvanizzato la platea, tra cui il presidente lombardo Roberto Formigoni, assessori regionali e comunali di Forza Italia insieme a dirigenti locali.
Tutti pronti e senza riserve, secondo Maurizio Lupi, vice commissario cittadino di Fi, a far parte del nuovo partito che «nasce» dal basso, ancor prima che dal concetto di partito in quanto scaturito da una volontà popolare espressa chiaramente dagli otto milioni di cittadini che, in questi giorni, hanno frequentato i gazebo azzurri». Otto milioni pronti a salutare la fine del governo Prodi.