«Il partito rischia la vita: ora serve un leader vero»

RomaSenatore Stefano Ceccanti, nel gruppo dirigente del Pd lei è uno dei pochi che continua ad opporsi alla soluzione del «reggente». Perché?
«Perché non c’è alcuna coerenza tra l’analisi della situazione e la soluzione offerta. Il Pd è a rischio di vita, il rimedio non può che essere straordinario, e il nuovo leader non può che essere investito attraverso le primarie, che sono il mito fondativo di questo partito».
E invece?
«Invece ci stanno proponendo di eleggere in assemblea un segretario di transizione, per sei mesi, blindato dal gruppo dirigente. Mi pare ci sia un certo divario con la drammaticità della situazione».
Dicono che non è il momento, con le elezioni alle porte. Che manca il tempo per organizzare le primarie.
«Ma non diciamo sciocchezze. Le primarie di Veltroni le abbiamo organizzate in 40 giorni, tra settembre e ottobre. Si possono tranquillamente predisporre per il 19 aprile, quando avevamo previsto di fare la conferenza programmatica del Pd».
Ma la nomenklatura è tutta compatta su Franceschini.
«Sarà pure compatta, ma con motivazioni talmente opposte da sembrare incompatibili. Franceschini è stato indicato da Veltroni come il leale continuatore della sua linea. Oggi D’Alema ci spiega che Franceschini va bene, a patto che cominci subito a smontare la linea veltroniana. Spero che almeno in assemblea il candidato segretario ci spieghi qual è la verità e che vuol fare lui: l’una cosa o l’altra? O vogliamo andare ancora avanti sulla strada dell’unità di facciata senza chiarimento sui contenuti che ci ha portato in questa situazione?».
Ma chi dovrebbe candidarsi a queste primarie?
«Be’, mi pare ci siano già due candidati belli e pronti: Franceschini e Bersani. Perché non si cimentano?».
Forse perché Bersani vuol aspettare che passi la bufera delle Europee...
«Sappiamo già che le Europee rischiano di andare male, e proprio per questo ci vorrebbe una leadership piena e chiara per affrontarle. E temo che Bersani pagherà caro questo rinvio, rischia di perdere il treno. Soprattutto, temo che con la scelta che probabilmente si farà domani in assemblea questo Pd finisca per prendere il peggio delle tradizioni da cui nasce: l’unanimismo del Pci e il correntismo della Dc».