Il partito trasversale di chi spera che il «dopo-Silvio» arrivi subito

Ecco cosa lega le manovre di Casini e Rutelli, l’insofferenza di
Tremonti e i distinguo di Fini. Nessuno sarebbe pronto ad affrontare le
urne adesso

Roma - A mettere insieme due indizi non si fa mai una prova, ma certo la coincidenza temporale di due battute - per certi versi innocue e per altri già sentite - qualche dubbio lo lascia. Perché se Fedele Confalonieri dice in un’intervista a La Stampa che «in politica il primo avversario è il tuo vicino» e confessa di «aver paura» di una «balcanizzazione e disintegrazione del sistema politico» nel caso di caduta del Cavaliere, Silvio Berlusconi fa sapere qualche ora dopo che «dovesse verificarsi un cambio di maggioranza sarebbe inevitabile il ricorso ad elezioni anticipate».

Insomma, il sospetto che ci siano movimenti tellurici in corso - la cui forza, peraltro, è ancora da verificare - non pare del tutto campato in aria. Anche perché al di là del vociare dei soliti «complottisti», le frizioni interne alla maggioranza degli ultimi mesi sono innegabili e si portano ancora dietro vistosi strascichi. Così, se in chiaro nessuno arriva ad esporsi e fare una mappa di quelli che auspicano che «il dopo arrivi prima» (il copyright è di Gianni Letta), off record è invece difficile trovarne uno che si tiri indietro. D’altra parte, è Confalonieri a dire che «è legittimo che un Tremonti pensi al dopo». Nel senso, ovviamente, di dopo Berlusconi.

E nonostante la querelle sulla carica di vicepremier si sia ormai chiusa, chi era a Capri la scorsa settimana giura che il ministro dell’Economia ancora non ha del tutto digerito l’annunciato taglio dell’Irap. Altrimenti non si spiegherebbe il sonoro rimbrotto al direttore generale di Confindustria sui calcoli «scellerati» dell’ufficio studi di viale dell’Astronomia (favorevole al taglio). Ma sul punto il Cavaliere è stato categorico, soprattutto dopo che gli hanno spiegato nel dettaglio perché per abbassare la pressione fiscale bisognava attendere «l’entrata a regime del federalismo fiscale». Che, tradotto, significa la prossima legislatura, anno 2013. Quello che Letta chiama «il dopo». A cui pensa - glielo impone l’anagrafe - anche Gianfranco Fini che probabilmente ha molta meno fretta di altri. Il presidente della Camera, infatti, in questo ultimo anno si sta costruendo un profilo nuovo che ha però bisogno di tempo per sedimentarsi.

E questo Fini lo sa bene, tanto che Berlusconi non ha alcun dubbio quando l’ex leader di An giura che mai guiderebbe un governissimo di transizione. Il punto, però, è che nel centrodestra molti hanno il timore che, forte anche della sua carica, Fini giochi comunque facendo un po’ di melina e mettendo paletti qua e là ogni volta che il premier vorrebbe dare un accelerata all’azione di governo. Tanto che il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio è arrivato a definirlo «l’ex leader del partito da sempre presidenzialista» che «come Zelig ha preso le sembianze di Oscar Luigi Scalfaro». Con lui i cosiddetti finiani, dal ministro Andrea Ronchi al vicecapogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino, passando per il sottosegretario Adolfo Urso, Fabio Granata e Benedetto Della Vedova. Tutti impegnati, insieme alla fondazione FareFuturo, nel ridisegnare «una destra europea e liberale». Con l’intento di riavvicinarsi lentamente al Vaticano se è vero l’incontro tra Fini e Camillo Ruini di cui dava notizia ieri il sito Dagospia.

Ma tra coloro che guardano con qualche aspettativa al dopo - magari con la condanna di Berlusconi per il processo Mills che potrebbe arrivare già in primavera - ci sarebbero anche nomi noti nelle cosiddette seconde file. Uno che circola con insistenza è quello di Beppe Pisanu, già ministro dell’Interno e oggi presidente dell’Antimafia, che ha una storia antica nella Dc e ottimi rapporti con l’opposizione. Non è passata inosservata, per esempio, l’intervista fatta a Fini sulla rivista che fa capo alla fondazione presieduta da Pisanu, la Medidea. Argomento: diritto di voto e ammortizzatori sociali per agli immigrati.

In attesa, ma qui si entra nel campo del prevedibile, c’è pure Pier Ferdinando Casini, anche se pure lui spera forse di avere ancora un po’ di tempo per consolidare la posizione. Soprattutto dopo l’arrivo di Francesco Rutelli che, va detto, nel 2009 è quello che per primo ha auspicato pubblicamente e con forza un governissimo nel caso di caduta rovinosa del Cavaliere. A loro, di tanto in tanto, qualcuno associa Luca Cordero di Montezemolo e la sua fondazione ItaliaFutura anche se va detto che l’interessato smentisce categoricamente qualsiasi interesse ad entrare in politica (l’ha fatto anche in un faccia a faccia con Berlusconi).
Una discreta pattuglia, dunque. Che assomiglia un po’, dice Stracquadanio, «agli eredi di quelle grandi dinastie imprenditoriali che in una sola generazione riescono a finire in povertà».