«Partito unico già alle elezioni del 2006»

Scajola: «Il Polo va rilanciato per recuperare gli astensionisti»

Guido Mattioni

da Milano

«È chiaro che il progetto che ho lanciato non corrisponde a una mossa improvvisata né a un’astuzia elettorale: esso, viceversa, risponde a una vera e propria necessità storica del Paese. E dobbiamo darvi vita per le elezioni del 2006». La telefonata di Silvio Berlusconi è arrivata alle 18.30 sul telefonino di Ignazio La Russa. E l’esponente di An, promotore del convegno «Parliamo di Alleanza delle Libertà», ovvero del progetto di partito unico del centrodestra, ha avvicinato il cellulare al microfono improvvisandosi volonterosamente come «ponte radio umano», sopperendo così all’inattesa emergenza tecnologica.
Comunque, ancorché non nitidissima per quelli delle ultime file, la voce del premier è arrivata «politicamente» forte e chiara nella Palazzina Liberty dove una rappresentanza qualificata di esponenti degli attuali partiti della coalizione di centrodestra era impegnata a spiegare al pubblico, a seconda dei diversi punti di vista, le caratteristiche di quello che dovrà essere il «contenitore» del variegato popolo dei moderati italiani, ma soprattutto il «contenuto» che il suddetto popolo dovrà (e sopratutto vorrà) trovarvi all’interno.
Parla quindi di un partito unico come «necessità storica» per l’Italia, Silvio Berlusconi. E la motiva con la decisione «di chiedere al Paese, nel 2006, di farci continuare a governare con un nuovo soggetto politico unito, non più attraversato da quelle divisioni che purtroppo l’attuale bipolarismo di coalizione incoraggia e che hanno indebolito anche noi».
E delinea, il Cavaliere, anche il profilo più intrinseco e «valoriale» di questo «nuovo partito». Che infatti, a suo avviso, «potrà e dovrà nascere da una grande mobilitazione di tutto il popolo dei moderati e dei riformisti». Parole che ribadiscono e rafforzano quelle - quasi identiche nella semantica, ma soprattutto nel significato politico più intrinseco - espresse dal presidente del Senato, Marcello Pera, nell’intervista pubblicata ieri su questo stesso giornale.
Ma Berlusconi, oltre a indicare il «cosa» e il «come», si è preoccupato anche di raccomandare il «quando». «Come ho già detto non dobbiamo perdere tempo», è stato infatti il suo ulteriore appello inviato telefonicamente al pubblico dei moderati chiamato a raccolta a Milano da La Russa. «Personalmente - ha aggiunto il presidente del Consiglio - ho già aderito a nome di Forza Italia al progetto di cominciare questo nuovo percorso alla fine di luglio con una grande assemblea nazionale che nomini il Comitato costituente del nuovo soggetto. E mi auguro che anche An e Udc aderiscano a tale orizzonte. Non possiamo spostare oltre l’estate l’inizio del nostro cammino».
Ma Berlusconi - mentre il braccio di La Russa, proteso verso il microfono, cominciava a dare segni di cedimento - si è anche premurato di sgombrare il campo da possibili interpretazioni errate sulla sua posizione personale circa un partito unico. Interpretazioni circolate nei giorni scorsi dopo una sua considerazione. «Qualcuno ha interpretato la mia recente dichiarazione sulla possibile presentazione alle elezioni di tutti i simboli storici della Casa delle libertà come una frenata rispetto a questo grande progetto - ha detto il fondatore di Forza Italia -. Se il nuovo partito nascerà, come sono certo, è del tutto evidente che presenterà agli italiani il proprio nuovo simbolo e la propria lista unitaria». Affermazione con la quale il premier è parso voler dare la propria «linea» in merito. O quantomeno voler indicare quella a lui più cara. Il che non esclude tuttavia aperture nei confronti di chi, tra gli alleati, è notoriamente più affezionato ai vecchi «marchi di fabbrica» dello schieramento moderato. «Se poi, stante l’attuale complessa legge, sembrerà giusto prevedere, allo scopo di non perdere neanche un singolo voto, la contemporanea presentazione dei nostri simboli di oggi - ha concesso Berlusconi - ciò non altererà in nulla la forza del nuovo partito».

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