PARTITO UNICO NON PENSIERO UNICO

È stato evidente fin dall'inizio, fin da quando il presidente Berlusconi ha lanciato l'idea di costruire una nuova casa comune dei moderati, che si trattava di un progetto destinato a superare la storica contrapposizione tra laici e cattolici. Del resto, ciò era già scritto nel Dna di Forza Italia e della Casa delle libertà che, per la prima volta in Italia, hanno costruito un soggetto politico di centrodestra. Hanno dato voce alla riscossa del mondo liberale, restituito dignità e centralità all'ispirazione cristiana e a quella riformista travolte dal giustizialismo, hanno infine riabilitato la cultura della patria fino ad allora considerata «di destra». In questi dieci anni la Casa delle libertà ha cambiato l'Italia: quella «laica» come quella «cattolica».
Oggi si tratta di capire che questa svolta può radicarsi davvero nella storia del Paese solo avendo il coraggio di creare insieme un grande partito di governo. Un partito pluralista con regole di grande trasparenza democratica. Un partito popolare, liberale, nazionale riformista, capace di collocarsi intorno al 40% dei consensi. Un partito nuovo, frutto dell'unione di quattro grandi aree: il cattolicesimo liberale e popolare, l'umanesimo laico, liberale e repubblicano, il liberal-socialismo, la cultura della destra moderna. Dunque un partito composto da credenti e da non credenti che, con la sua stessa esistenza, chiude definitivamente l'antica questione romana e rende anacronistici termini come laico e cattolico. Del resto solo in Italia, in nessun'altra nazione occidentale, tali termini sono stati usati come espressione di opposte identità politiche ed è dunque ora di superare tale anomalia.
Ma quale valore di fondo può unire credenti e non credenti in un partito che, certamente, non avrà un «pensiero unico» e sarà caratterizzato da un grande pluralismo culturale? Ebbene, non c'è dubbio che il valore dei valori è la fede nella centralità della persona. Per tutti noi centrale nella storia e nella vita pubblica è l'uomo, la persona, l'individuo. In antagonismo con qualsiasi altra centralità: da quelle della classe e della razza, che nel XX secolo hanno devastato l'Europa, a quelle dello Stato e della natura che formano il cuore dell'attuale identità socialdemocratica. Da questo punto di vista l'identità del nuovo partito non potrà che basarsi sul rilancio del concetto di Occidente come soggetto storico-morale, culla della libertà e dell'autonomia dell'individuo. Il messaggio universale di libertà, che nell'antichità si affermò attraverso il sacrificio di Socrate e di Gesù, ha attraversato le epoche, creando i presupposti civili e morali della modernità: dal Rinascimento alle grandi scoperte geografiche e scientifiche, dalle rivoluzioni industriali a quelle politiche. In una parola di quella grande storia dell'Occidente che ha sempre visto il progresso legato, come ricorda la Genesi, alla centralità dell'uomo creatore.
Oggi, che questa storia e questa identità vengono messe in discussione, si avverte con forza la necessità di un rilancio dei loro valori fondativi. In un'Europa incerta e sfibrata, in un mondo aggredito da inediti problemi, cresce il bisogno di pensieri e partiti forti. È finito il tempo del pensiero debole. In questi dieci anni i pensieri proposti dalla Casa delle libertà hanno acquistato consenso e forza. Ma i suoi partiti sono ancora deboli e divisi. Perciò creare un solo partito dei moderati e riformisti, legato alla grande famiglia popolare europea, è la strada giusta per scrivere il futuro. Sarebbe davvero un errore storico perdere quest'occasione: intorno ad essa si misura il destino della classe dirigente del centrodestra e quello della maggioranza degli elettori italiani.

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