Partito unitario, parte la corsa alla costituente

Subito al lavoro per la stesura del Manifesto dei valori e dello statuto con le regole per la scelta del leader. Braccio di ferro fra premier e Follini su Lombardo

Fabrizio de Feo

da Roma

Le resistenze all’uno e all’altro progetto non mancano davvero. Ma Silvio Berlusconi va avanti e lavora per approntare quella che ai suoi occhi appare come la ricetta perfetta per affrontare l’appuntamento elettorale del 2006. Il premier ha le idee chiare: sistema elettorale proporzionale e partito unitario rappresenterebbero, dal suo punto di vista, le migliori condizioni possibili per il rilancio della coalizione. Un’idea sulla quale sta riflettendo in vista del battesimo della Costituente che dovrà lavorare sul partito unitario dei moderati.
Sul ritorno al proporzionale, però, la strada appare in salita. Dentro Forza Italia le resistenze non mancano, soprattutto tra i parlamentari del Nord che con il maggioritario sono sicuri di fare il pieno di collegi in Veneto, Lombardia e Piemonte. Ferma anche la contrarietà della Lega che sembra poco disponibile a concedere aperture. Sul proporzionale il più deciso resta Pier Ferdinando Casini che non vuole, comunque, contaminare troppo di politica il suo ruolo istituzionale. «Ho letto, incredulo, che avrei accelerato sull’esame parlamentare della legge elettorale dopo un mio colloquio con Berlusconi. È una cosa ridicola» spiega il presidente della Camera. «Il mio colloquio con Berlusconi - aggiunge in un incontro al Caffè della Versiliana - non c’entra nulla. Non c’è nessuna accelerazione. Anzi, siamo in ritardo. Comunque, ogni decisione sarà assunta dalla Conferenza dei capigruppo. E si voterà con voto segreto in una votazione di cui io sarò garante. Io sono per il proporzionale ma non per un proporzionale puro perché non possiamo accettare la frammentazione. Ci vuole uno sbarramento e incentivi all’accorpamento». In ogni caso occorre cambiare perché «non c’è motivo per cui persone che la pensano uguale non possono militare nello stesso schieramento. Ci siamo messi delle casacche che non rispondono più alle nostre necessità». Il numero uno di Montecitorio fa partire anche un messaggio alla Cdl: «Il centrodestra non è destinato a perdere se cambia. Ma se continua così, alle elezioni perderà. Il problema vero è dare una speranza ai moderati. Per questo serve un’estate di «api operose e non da cicale», perché «il patrimonio che il centrodestra aveva lo ha dilapidato tutto».
Un’estate in cui i lavori per la costruzione del partito unitario potrebbero procedere a ritmo sostenuto. In questo senso già filtrano le prime indiscrezioni sul Comitato Costituente che sarà insediato il 29 luglio. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ne faranno parte, anzi ne costituiranno l’Ufficio di presidenza, che si riunirà ogni quindici giorni. Non ci sarà, invece, Casini che non vuole violare il recinto delle sue prerogative istituzionali. Il Comitato sarà composto da 20 personalità ciascuna per Forza Italia, An e Udc; a questi si aggiungerebbero altri 20 esponenti dei partiti minori e 20 personalità della società civile. La cosa è semplice solo in apparenza. Innanzi tutto tra i parlamentari di Forza Italia la «pariteticità» con An e Udc non viene accolta con grandi manifestazioni di gioia. C’è poi il problema della designazione dei 20 costituenti da parte di ciascuna forza. «I nomi li decido io», ha detto il vicepremier ad Adornato che gli ha chiesto lumi: e tali nomi saranno resi noti alla direzione di An del 27 luglio. Dentro Forza Italia sarà, invece, il Consiglio nazionale del 28 a ufficializzare i prescelti. Berlusconi ha chiesto che vadano i «pesi massimi» del partito ma alcuni parlamentari vorrebbero 10 costituenti scelti dal premier e 10 eletti dai gruppi parlamentari. Al momento nella lista ci sono i massimi dirigenti, ministri come Beppe Pisanu e Claudio Scajola, e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Anche nella delegazione dell’Udc dovrebbero esserci il segretario Follini, i ministri Baccini, Buttiglione e Giovanardi, i capigruppo Volontè, D’Onofrio e Cesa. Per i partiti minori, tre personalità a testa toccheranno al Pri di La Malfa e al Pli di Stefano De Luca. Nel computo anche la Giovane Italia, con Stefania Craxi e il Psdi. Forza Italia potrebbe usufruire di questa scorciatoia per aggirare il vincolo dei 20 nomi: dirigenti come Carlo Vizzini che hanno proprie associazioni, potrebbero entrare in questa quota. C’è poi un deciso braccio di ferro tra Berlusconi e Follini sulla partecipazione di Raffaele Lombardo, fortemente voluta dal premier. Per quanto riguarda la frequenza delle riunioni si pensa ad assemblee plenarie ogni mese, con riunioni dell’ufficio di presidenza a cadenza quindicinale. Dovrebbero quindi essere costituite almeno due commissioni, composte da circa 30 persone: una incaricata di redigere il Manifesto dei valori e l’altra di preparare lo statuto del futuro partito unitario, ivi comprese le regole per scegliere leader e candidato premier.