Dopo il parto abbandona il feto in una discarica

Giovane romena clandestina mette al mondo una creatura di 6 mesi. Poi, in preda a forte emorragia, deve farsi ricoverare in ospedale

In preda ad una forte emorragia, è stata costretta a bussare alle porte dell’ospedale di Rho. Ai medici però non ha voluto subito rivelare le cause del suo malessere; in stato confusionale ed incapace di comprendere e parlare la nostra lingua, sperava soltanto di essere curata e di poter al più presto uscire senza conseguenze dal nosocomio. Nonostante ciò ai ginecologi non è stato difficile capire che quella giovane paziente, una rumena irregolare di 19 anni, era vittima di un recente aborto incompleto. Circostanza questa, che ha fatto scattare immediatamente la segnalazione ai carabinieri.
Erano le 18 ed un paio d’ore dopo i militari hanno rinvenuto e recuperato in una discarica alle porte della città, il feto di un bambino di circa sei mesi chiuso in un sacchetto di plastica e abbandonato insieme a detriti e immondizia. «Al momento sulla straniera non pende alcun capo di imputazione - hanno spiegato gli investigatori - ; la Procura ha aperto un fascicolo ipotizzando i reati di infanticidio e occultamento di cadavere. Ma le risposte certe si potranno avere soltanto dall'autopsia».
La giovane si è limitata riferire ai medici d’aver partorito sabato scorso, nient'altro. A questo punto saranno gli accertamenti anatomo-patologici che dovranno stabilire se il feto sia stato dato alla luce vivo o se sia nato già morto. E soprattutto perché la mamma si sia voluta disfare del corpicino.
Una storia di emarginazione, maturata fra diseredati e extracomunitari che si nascondono, e che ha visto come teatro dei fatti un’ex area industriale di Cornaredo, al confine con Rho, ubicata a pochi metri dall’ingresso autostradale della Milano - Torino.
La straniera, M.D., viveva da qualche tempo con altri connazionali nell’area dismessa dell’ex Italsempione. Subito dopo aver accompagnato e abbandonato in ospedale la giovane, gli ospiti dello stabile diroccato sono però spariti, per evitare guai. In quell’area infatti i militari speravano di poter trovare anche il compagno della giovane, il padre del bimbo mai nato, per ottenere alcuni chiarimenti.
Il sospetto è che la giovane sia stata indotta a porre termine alla propria gravidanza, nonché costretta a far sparire ogni traccia. Dopo l'aborto ha resistito tre giorni senza ricorrere ai medici, assistita un qualche modo dai suoi connazionali, mettendo così a rischio anche la propria vita.
Poi la forte emorragia non le ha dato scampo e ha costretto il suo compagno ad affidarla alle cure del pronto soccorso: ancora qualche ora e sarebbe stata la fine. Le sue condizioni stanno migliorando, ma viene piantonata in attesa delle decisioni del magistrato.