Partono le gare per le frequenze WiMax

E' il fratello maggiore del Wi-Fi. Serve ad accedere a Internet più o meno come da una Adsl, ma senza fili, anche al di fuori delle grandi città<br />

È arrivata il 19 maggio scorso l’attesissima delibera dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) sul WiMax. Stabilisce le regole con cui il ministero delle Comunicazioni farà le aste per assegnare le licenze WiMax. Secondo i primi annunci, la data prevista sarà abbastanza vicina, si parla del prossimo giugno.

È un importante tassello del percorso che, alla fine, permetterà a questa tecnologia wireless a banda larga di arrivare anche in Italia. In ritardo: in tutti gli altri principali Paesi europei sono già disponibili le offerte al pubblico. Non è ancora noto se il ministero seguirà alla lettera la delibera Agcom (a rigor di norma, non ne è vincolato). «Decideremo di comune accordo come sarà fatta l’asta, noi e Agcom», ci spiega un portavoce del ministero delle Comunicazioni.

Regole salomoniche
A prima vista, comunque, il regolamento dell’Autorità sembra fatto apposta per mediare tra le varie parti intressate (per lo più grandi e piccoli operatori Internet), indicando clausole salomoniche. Piacerà ai grandi operatori, per esempio, che l’asta sarà a rilanci multipli e che assegnerà tre licenze della durata di 15 anni, due delle quali riguarderanno macro-aree (da due a quattro regioni), la terza sarà più locale.

In particolare, dunque, il ministero dividerà l’Italia in macro-aree e per ciascuna assegnerà due licenze: i grandi operatori, per la forza del budget, hanno maggiori probabilità di aggiudicarsele.
Per questi due lotti di licenze non sono stabilite misure asimmetriche tese a privilegiare, nell’asta, le offerte dei provider minori. Loro le hanno chieste invano, attraverso le associazioni Aiip, Assoprovider, con il sostegno di Anfov. In cambio, hanno ottenuto un compromesso: che la terza licenza fosse regionale e riservata ai “nuovi entranti”. Cioè operatori che non hanno già frequenze per offrire servizi simili al WiMax. Il che esclude Telecom Italia, Wind, Vodafone e 3 (perlomeno).

Dimensione nazionale
Nel bando il ministero indicherà l’importo minimo per ciascuna area geografica e blocco di frequenza.
Secondo le regole Agcom, inoltre, per tutte e tre le licenze gli operatori possono fare offerte su molteplici aree (regioni o macro regioni), “fino a raggiungere la dimensione nazionale”.

In teoria, un operatore potrebbe riuscire quindi a vincere tante licenze al punto da coprire tutta l’Italia. Agcom, infine si premura contro un’eventualità temuta: che qualche operatore compri licenze e poi non le utilizzi (al solo fine di bloccare una tecnologia concorrente a quella del proprio core business). Ha stabilito quindi l’obbligo a coprire l’area e a offrire il servizio commerciale entro 30 mesi dall’assegnazione. È un termine congruo con i tempi tecnici di realizzazione di una rete WiMax, secondo l’esperienza europea.

Gli operatori che già hanno una rete wireless di tipo Wi-Fi o Hiperlan potrebbero però metterci meno tempo (devono cambiarne solo alcune antenne per avviare il WiMax). Nella migliore delle ipotesi, quindi, il WiMax partirà in Italia nel tardo 2008.

Un servizio di qualità?
L’incognita più grande è un’altra: quale qualità di servizio sarà offerta?

Ciascuna delle tre licenze WiMax - scrive Agcom - avrà “almeno” 42 GHz (21 GHz per le connessioni dall’operatore all’utente e altrettanti per il cammino inverso). Il che è una quantità ottimale per sfruttare al massimo le potenzialità di banda del WiMax ed è in linea con le aste tenutesi nel resto d’Europa.

Peccato, però, che salvo miracoli politici dell’ultima ora da noi «metà delle frequenze al momento dell’asta saranno ancora soggette, in parte, alle interferenze dei radar della Difesa», spiega Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni. E purtroppo le frequenze sporche sono proprio in alcune delle principali regioni (Lombardia e Lazio, tra le altre). Significa che in molte zone il WiMax potrebbe non dare quelle garanzie di qualità che sono appunto la sua prerogativa rispetto a tecnologie come WiFi Mesh e Hiperlan (le quali operano su frequenze non licenziate).

Il rischio è che il WiMax arrivi troppo tardi e depotenziato, sul mercato: con pochi vantaggi rispetto ad altre tecnologie wireless e nessuno rispetto all’Adsl.