Partono da Genova i test del vaccino contro l’aviaria

Fabrizio Graffione

«Ci sono tre o quattro vaccini contro l’influenza aviaria allo studio. L’azienda farmaceutica Glaxo Smith Kline proprio ieri ha chiesto alle autorità sanitarie l’approvazione per la sperimentazione sull’uomo, che quindi partirà fra qualche giorno». L’annuncio è di Claudio Viscoli, 56 anni, direttore della clinica universitaria di malattie infettive al San Martino. Il reparto da settimane si prepara ad affrontare l’eventuale arrivo di pazienti colpiti dall’influenza dei polli, mettendo in atto nuovi percorsi oltre alle normali procedure di diagnostica e terapia. In sostanza, le corsie sono allestite con misure preventive come ai tempi della Sars. Le otto stanze ad alto isolamento sono pronte, così come le dotazioni per i sanitari: guanti, tute, occhiali, mascherine con speciali filtri. A Genova arriva anche il primo vaccino.
«Dopo il benestare del comitato etico - aggiunge Pietro Crovari, lo scienziato che al San Martino sta coordinando i test sul nuovo preparato -, la sperimentazione coinvolgerà tre centri ospedalieri italiani: Genova, Siena e Chieti. L’organizzazione mondiale della sanità aveva preparato un ceppo virale di tipo H5N1 isolato da un malato vietnamita, lo ha manipolato geneticamente e messo a disposizione di alcune aziende farmaceutiche. Una di queste ha preparato un vaccino pilota che ha superato i test preclinici in provetta e sugli animali e anche la fase uno di sicurezza su un gruppo di 30 volontari. Ora si tratta di allargare lo studio in una fase sempre preliminare ma più avanzata su un gruppo di circa 500 persone, fase due, per studiare la risposta immunitaria». Genova quindi diventa il centro pilota per la prevenzione del virus H5N1 che ha provocato vittime in Estremo Oriente e Turchia.
«L’alto tasso di mortalità, del 50 per cento sui 147 soggetti infetti confermati finora in laboratorio preoccupa l’Oms per un’eventuale pandemia - continua Viscoli -. Tuttavia non siamo impreparati e non ci sono condizioni sfavorevoli come per le epidemie che ci hanno colpito nel corso degli anni, la spagnola nel 1918, l’asiatica negli anni Cinquanta, quella di Hong Kong nel 1968. Mangio pollo e uova, ovviamente ben cotte, e mi recherei nei paesi a rischio adottando soltanto la precauzione di stare lontano dai pollai in campagna, dai mercati dove si maneggiano volatili a mani nude, dalle strade sporche di escrementi di questi animali. Il virus animale raramente colpisce l’uomo. Nel caso di H5N1 si è verificato ma non è ancora stato dimostrato il contagio da uomo a uomo. L’episodio della Turchia è avvenuto in zone rurali, dove i contadini nella stagione invernale dormono con le galline in casa. Uno dei contagiati aveva addirittura morsicato un volatile vivo».
Dopo il potenziamento dei controlli in porto sulle navi provenienti dai paesi a rischio, anche al San Martino, quindi, si sta lavorando sulla prevenzione.