Partorisce in coma La neonata è grave

da Genova

Stessi sguardi, stesse facce basse. La spola tra due ospedali di Genova e sempre lo stesso dramma. Prognosi riservatissima per la moglie. Prognosi riservatissima per la figlioletta. Un uomo vive da due giorni tra un reparto di rianimazione e l’altro. Tra l’ospedale Galliera dove la moglie di 39 anni è in coma per un aneurisma cerebrale e l’ospedale Gaslini, dove la bimba, nata prematura mentre la mamma veniva operata, cerca di sopravvivere in un’incubatrice. Tre vite cambiate nel giro di una notte. Sabato sera quella famiglia di Masone, paese arroccato tra la Liguria e il Piemonte, era la felicità fatta attesa. La bimba che sarebbe nata di lì a un mese e mezzo riempiva i pensieri dei genitori. Poi il buio. La donna ha iniziato ad avere mal di testa, i dolori si sono fatti sempre più forti. La corsa verso Genova. La diagnosi dei medici: l’aneurisma, forse congenito, era devastante. Bisognava operare e sperare. Ma c’era quella bimba in grembo. Al padre è stata posta una scelta angosciante, con opzioni che, comunque, prevedevano rischi terribili. Operare solo la moglie poteva significare perdere la bimba, senza neppure la certezza che l’intervento potesse essere risolutivo.
Ma l’amore non può scegliere e lui ha chiesto ai medici di tentare di salvare entrambe.
In sala operatoria è stato eseguito contemporaneamente un intervento alla testa, per ridurre i danni dell’aneurisma, e un parto cesareo. Da quel momento, sempre le stesse ore di angoscia e speranza, di attesa davanti ai medici e alle vetrate dei reparti di rianimazione. E con un pensiero fisso. Perché nove anni fa, proprio a Masone, nello stesso paese dove tutti conoscono tutti, la storia era già stata scritta. Terribilmente simile. Allora una ragazza di 24 anni era incinta di poche settimane quando era passata dalle braccia del marito a un lettino di ospedale. Aneurisma, coma irreversibile. Speranze zero. Il bimbo che portava in grembo però continuava a lottare grazie alle macchine che tenevano in vita la mamma. Aveva deciso il marito. Rubando un giorno dopo l’altro, quando la gestazione aveva raggiunto il minimo umanamente possibile per fare un tentativo disperato, i medici avevano fatto nascere Alessio, pur senza dare troppe speranze. Poi mamma Paola si era arresa. Oggi a Masone c’è un altro papà, un altro marito che confida nel fatto che anche allora i medici avevano le stesse facce basse, gli stessi sguardi. Quelli del Gaslini, poi avevano ritrovato il sorriso.