Pasini e Zorzi, che sprint Italia del fondo subito d’oro

La nazionale cerca il primo successo a Edimburgo contro una squadra che ritroveremo ai mondiali

Oro, subito, come solo i più ottimisti potevano prevedere. Cristian Zorzi e Renato Pasini, sono loro la super coppia sprint che all’alba di ieri ha portato la prima medaglia all’Italia del fondo, la prima della storia mondiale in una staffetta, perché finora gli ori italiani erano sempre e solo arrivati nelle gare individuali.
Nello splendido Dome di Sapporo, gli azzurri hanno dato spettacolo in una gara avvincente e ricca di colpi di scena, la fortuna ha dato una mano, ma senza quella quando mai si può pensare di vincere qualcosa? Gli svedesi campioni olimpici e grandi favoriti (ma a Pragelato la gara era stata a tecnica classica, stavolta si andava a skating) si sono fatti fuori cadendo in semifinale, i norvegesi sono andati ko in finale per la caduta di Hetland, i nostri invece sono stati sempre lì, all’attacco, davanti, sicuri, a dare segnali importanti agli avversari ma anche a se stessi, come a dire «Cristian vai perché io ci sono», «Renato non mollare perché è la volta buona».
E buona è stata, anzi ottima, e alla fine forse l’ingiusta squalifica subita dallo stesso Pasini giovedì nella sprint individuale (un passo di pattinaggio di troppo fuori dai binari) ha contribuito a dare la carica alla coppia azzurra. Stavolta il passo del trentanovenne bergamasco è stato quello giusto, quello vincente, che ha lanciato Zorro verso la volata finale, una volata di cui l’anno scorso a Pragelato Cristian non aveva avuto bisogno, perché il suo arrivo nella staffetta 4x10 km era stato solitario, con tanto di bandiera sventolante e sguardo ironico verso i rivali lontani. Stavolta il tempo per girarsi non c’è stato, ma Zorro è tornato quello del passato, furbo e veloce come un gatto, imbattibile per il russo Rotschev, bruciato al fotofinish. E dire che finora la stagione del trentaquattrenne fassano era stata a dir poco deludente: in autunno era uscito acciaccato da una brutta caduta con la moto e si era dovuto fermare proprio nel momento cruciale della preparazione. Acqua passata: «Speravo in una bella gara, ma non pensavo alla vittoria, soprattutto dopo la stagione di alti, pochi, e bassi, tantissimi» ha detto Zorzi, che quest’anno in squadra aveva anche dovuto subire spesso l’onta delle qualifiche, lui, da anni pilastro e animatore della nazionale azzurra, uomo spesso difficile da gestire ma sempre brillante, originale, simpatico, una vera manna per il mondo serioso del fondo. Cristian, che negli ultimi tempi si è scoperto anche sciatore da lunghe distanze, ha sempre raccolto molto dalle sprint (argento mondiale 2001, bronzo olimpico 2002, 11 podi in coppa con 5 vittorie), ma ha anche dovuto sopportare la grande delusione del quarto posto olimpico nel 2006, quando si era fatto fregare dalla sua voglia di fregare tutti.
Per Renato Pasini quella di ieri è stata invece la prima medaglia di una carriera non proprio brillante, almeno fino a questo 2007 che gli ha regalato anche la prima vittoria in coppa. Dopo che la federazione lo aveva escluso dalle squadre nazionali per i ben noti problemi economici, in estate si era allenato con il gruppo sportivo della Forestale: «Giornata strepitosa, ancora non ci credo, ma avevo sci velocissimi e all'ultimo cambio ho voluto chiudere davanti per dare un segnale ai miei avversari e a Cristian». Che nell’ultima decisiva frazione è tornato il giustiziere di un tempo. Furbo, veloce, vincente.