La pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo governo"

Polverini, segretario generale dell’Ugl a Padoa-Schioppa: "Sono mesi che su Alitalia non ascoltate le ragioni dei dipendenti"

da Roma

Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl, il sindacato sta facendo marcia indietro e cerca di recuperare Air France?
«Noi eravamo decisi a trattare da subito, da quando il governo ha dato l’esclusiva della gara ad Air France. Io, a differenza di altri, ho deciso quando il presidente Spinetta ha chiesto di incontrarci».
Questo perché il piano di Air France la convinceva?
«Perché non sta ai sindacati fare la scelta politica. Noi dobbiamo fare la trattativa. E per questo ho detto a Tommaso Padoa-Schioppa che adesso è opportuno sederci a un tavolo».
Con Air France?
«Se i francesi vengono bene, altrimenti solo con il governo».
Con quale? Rischiate di trovare i ministri con le valigie in mano...
«Anche se tra una settimana si vota, è necessario almeno fare il punto della situazione. Capire che cosa succede se i francesi non dovessero tornare alla trattativa. Perché continuiamo a leggere indiscrezioni e sarebbe l’ora di smettere di parlarci tramite i giornali».
Ripeto, un po’ tardi...
«Sono mesi che il sindacato chiede un confronto e sono mesi che il governo non ascolta le nostre ragioni. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Quando la trattativa con Air France è partita, il governo era in carica nel pieno delle sue funzioni. Adesso dobbiamo comunque tentare. Non dobbiamo permettere che dicano, come sta accadendo, che siamo stati noi a fare fallire il negoziato. Non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo tenere la trattativa fino all’ultimo momento utile».
Per continuare anche dopo? Secondo il ministro Padoa-Schioppa al massimo avete qualche ora per concludere...
«Bisogna tentare, ma poi se non c’è l’accordo la palla passa al prossimo governo. Oggi o tra quindici giorni, l’importante è che si tratti».
È vero che l’Ugl è uno dei sindacati più favorevoli ad Air France?
«Io non dico che sia giusto o meno l’accordo con i francesi, ma so che non trattiamo alla pari. Stiamo parlando di una compagnia che il principale azionista dichiara sull’orlo del fallimento ogni cinque minuti».
E se Air France non dovesse cambiare il piano?
«Già rispetto al primo testo c’erano delle modifiche. Parzialmente risolto il nodo di Atitech, c’era disponibilità sugli aeroplani e sul Cargo. Ci siamo fermati su Az Servizi. A questo punto se Spinetta non si ripresenta dobbiamo aspettare il nuovo governo perché il sindacato non è in grado di fare controproposte».
Perché un sindacato che fa riferimento al centrodestra non punta sulla cordata italiana?
«Se siamo arrivati a questo punto è perché ogni tentativo di mantenere Alitalia nelle mani dello Stato o di un capitale italiano sono falliti. E se ne parla ormai da dieci anni».
Non è che questa storia diventa anche il capolinea del sindacato?
«Ha sbagliato chi non ha accettato subito Air France come interlocutore. Quando i lavoratori si accorgono che il sindacato non è in grado di gestire un negoziato e non capisce quale è il limite oltre il quale non si può andare, c’è un po’ di smarrimento».
C’è chi, di fronte alle dimostrazioni alla Magliana, ha parlato di una nuova marcia dei 40mila...
«La storia non si ripete. E di fronte alla paura di perdere il posto è facile organizzare proteste, anche contro il sindacato. Però da qui alla marcia dei 40mila ce ne passa. Il problema è generale, il sindacato deve tornare a fare il suo mestiere nei posti di lavoro. Quello di oggi forse è un po’ burocratizzato, si basa su un target di lavoratore, quello con tutte le garanzie, che per fortuna ancora c’è, ma non è più l’unico».