Pasqua dei campi dei paesi: "Gli aiuti funzionano, ma fa freddo"

Fossa, Casentino, S.Demetrio, Poggio Picenze, Acciano: sono solo alcuni
dei tanti paesi dell'Aquilano i cui campetti di calcio o i rari spazi
verdi accolgono le tende dei profughi

San Demetrio - Fossa, Casentino, S.Demetrio, Poggio Picenze, Acciano: sono solo alcuni dei tanti paesi dell'Aquilano i cui campetti di calcio o i rari spazi verdi accolgono le tende dei profughi. La Pasqua si intuisce dalle uova di cioccolata, dal tendone della mensa usata per la messa, e dai parenti, sfollati lungo la costa, tornati per darsi conforto o, in molti casi, per andare ai cimiteri a pregare i cari seppelliti venerdì o oggi stesso.

Il dolore o lo sconforto si manifestano in dialetto e per riferirsi a chi si è salvato o non c'é l'ha fatta si usano i nomignoli. Paradossalmente, quesi paesi semispopolati, oggi sembrano "vivi" sugli spelacchiati rettangoli di calcio. "L'organizzazione è buona - raccontano nelle tendopoli -, ma é arrivato il freddo e questo ci fa capire cosa sarà a ottobre. Aiutateci, non fateci passare quì l'inverno", implorano in molti.

Un inverno che da queste parti è particolarmente rigido e lungo. Al Com 2 di S. Demetrio - 1.800 persone e il cui numero continua a crescere - mancano i termoconvertitori: "Noi - dice un giovane - possiamo resistere, ma bambini e vecchi, no". Per il resto, però, "va bene", se così si può dire.

Nel tendone-mensa-cucina il giovane parroco, don Lorenzo, romeno, dice che "la passione ha due significati: il primo è di morte, dolore, sacrifici; l'altro è di speranza, voglia di vivere, resurrezione. Abbiamo superato il primo, ora dobbiamo vivere il secondo". Finita la messa, si distribuisce il "pranzo pasquale": pasta con funghi e carciofi; abbacchio, "non possiamo rinunciarci, senza non sarebbe la Pasqua abruzzese...".