La Pasqua più "bassa" degli ultimi cento anni: hotel vuoti e maltempo

La ricorrenza cade a fine marzo: non accadeva dal 1913. Tutta Europa protesta per i danni al turismo

Non accadeva dal 1913 e non riaccadrà prima del 2160. E tanto basta per fare della Pasqua che ricorre fra due giorni una festività del tutto speciale. La chiamano "bassa", proprio perché cade in una data particolare, molto in anticipo rispetto a quelle che siamo abituati a festeggiare. Tanto in anticipo da essere diventata quasi eccezionale, un record cui la maggior parte delle persone comuni non hanno mai assistito. Il 23 marzo era infatti quest'anno il secondo giorno possibile per stabilire la ricorrenza che ricorda ai cristiani la risurrezione di Gesù Cristo. Solo nel 1818 si era arrivati al 22 marzo (il calcolo prevede che cada «nella prima domenica susseguente il primo plenilunio della primavera», ma contempla vari altri fattori in grado di confondere le idee a qualsiasi comune mortale). In compenso, fra soli tre anni, avremo la Pasqua più alta che molti di noi ricordino: il 24 aprile, come non accadeva dal 1859 e come non accadrà fino al 2095.

Eppure se qualcuno tira un sospiro di sollievo perché qualche giorno di ferie arriva appena tre mesi dopo il Natale, in molti hanno rinunciato alle vacanze vere e proprie, al viaggio o anche ad un'uscita al ristorante. Troppo vicine le spese natalizie per doverne affrontare di nuove. E le previsioni meteorologiche non promettono nulla di buono. Tutta l’Europa sarà colpita da un’ondata di freddo siberiano che ha già provocato danni nel continente e la nostra penisola non sarà esclusa. Vento forte e piogge sparse sono attese in tutta Italia. Insomma, quanto di peggio per convincere gli italiani ad affrontare una vera vacanza. Resta il fatto che anche per pochi giorni, 12 milioni italiani si sono messi in macchina per una gita fuoriporta in occasione del ponte.

Una Pasqua incerta non solo dal punto di vista climatico ma anche sul fronte delle presenze turistiche e nella ristorazione. A Roma calano arrivi e presenze (meno 2,21% gli arrivi) rispetto al 2007 (meno 1,86 le presenze). Non arrivano americani (-8,39%) e giapponesi (-5,80%). Un trend confermato anche a Venezia e a Firenze. E i dati sui consumi forniti dal centro studi di Fipe-Confcommercio testimoniano che continua il periodo di difficoltà anche nella ristorazione. «Sicuramente non ci ha aiutato la Pasqua bassa - spiega Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio -. Siamo comunque ottimisti che questo momento di difficoltà verrà presto superato». Gli oltre cinque milioni di clienti attesi nella ristorazione per i due giorni di festa spenderanno 224 milioni di euro (+1,2% nel 2007) con un lieve decremento delle presenze pari all’1 per cento rispetto all’anno precedente.

Per i consumatori che decidono di starsene a cada resta da superare la prova della spesa. Perché nemmeno quella, come ogni anno, ma specie negli ultimi mesi, sarà incoraggiante. Secondo il Codacons sono cresciuti i prezzi delle colombe pasquali e della carne, mentre restano stabili quelli delle uova di cioccolato. Ma a quanto ammonterà la spesa media di ogni famiglia per il pranzo pasquale? «Si aggirerà intorno ai 175 euro a famiglia - dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - e quantitativamente gli acquisti alimentari saranno in linea con quelli dell’anno scorso. Tuttavia, a causa degli aumenti che hanno colpito l’intero settore, per il pranzo pasquale ogni famiglia spenderà circa 15 euro in più rispetto al 2007».