Pasquetta in centro tra mostre e «belve»

Massimo Malpica

Roma in mano ai turisti per Pasqua e per Pasquetta, ma per chi ha scelto la capitale per questa due giorni primaverile non sono mancate le brutte sorprese, nonostante le trionfali dichiarazioni del sindaco Walter Veltroni e della sua vice Mariapia Garavaglia, lesti a rimarcare le virtù di accoglienza e sicurezza della Città eterna (e a fare un po’ di propaganda pre-elettorale), snocciolando i dati del flusso di turisti e le presenze nei musei gestiti dal Campidoglio, ma dimenticando che molta parte della città era chiusa per ferie.
Si contavano sulle dita di una mano i bar aperti, e sono stati tantissimi gli esercizi commerciali che hanno deciso di chiudere i battenti per le festività. Quanto alle feste dei romani, un mezzo scherzo lo ha giocato invece il fattore meteo regalando, dopo il bel sole di domenica, un lunedì dell’Angelo all’insegna del cielo grigio piombo, con una costante minaccia di pioggia che ha finito per disincentivare tutti dall’avventurarsi in scampagnate o nelle tradizionali gite fuori porta, riducendo le presenze, rispetto alle previsioni, persino sulle vicine spiagge del litorale.
A Roma, comunque, è stato un buon successo quello fatto segnare dai musei comunali e dagli altri luoghi della cultura che sono rimasti aperti, come il Chiostro del Bramante e le Scuderie del Quirinale. Lunghe file per visitare le mostre in corso, in particolare quelle di Antonello da Messina proprio alle Scuderie del Quirinale e quella su Modigliani, al Vittoriano, che sono state scelte da migliaia di turisti italiani e stranieri. Soltanto ieri quasi diecimila i tagliandi per le due mostre staccati dai visitatori. Ottime performance anche per i musei capitolini (circa 10mila presenze da venerdì a lunedì), mentre al suo quasi esordio Villa Torlonia, dove ha riaperto il Villino Nobile, è stata visitata ieri da 2.500 tra turisti e romani. Eppure le cifre della cultura alta impallidiscono di fronte al boom di presenze registrate al Bioparco, visitato da 30mila persone tra domenica e lunedì, 21mila dei quali hanno varcato i cancelli dell’ex giardino zoologico di Villa Borghese soltanto ieri.
Non solo luci, però. Anzi. Sono rimasti chiusi non soltanto molti musei, come quello Etrusco di villa Giulia, ma anche quasi tutti i negozi e soprattutto tantissimi bar e «salotti» del centro: sbarrati dalle cancellate, per esempio, gli ingressi della Galleria Alberto Sordi. Così in una città dall’aria molto domenicale, approfittando della chiusura al traffico di via dei Fori Imperiali, i turisti del lunedì dell’Angelo hanno comunque popolato la città, godendo delle bellezze di Roma sotto la leggera pioggia che ha bagnato il centro storico, visitando il Colosseo, il Foro Romano e la piazza del Campidoglio e riversandosi in massa nel Tridente, tra le affollatissime Piazza di Spagna (al primo «test» di massa dopo la riapertura), Fontana di Trevi e Piazza del Popolo, al Vaticano e nell’area di Campo de’ Fiori e piazza Navona.
Come detto, gongolano i vertici dell’amministrazione capitolina. «Domani (oggi, ndr) avremo i dati sull’afflusso dei visitatori di questi giorni, ma già si capisce che la Pasqua 2006 sarà uno dei momenti più alti del turismo a Roma», chiosa Veltroni. «La città - prosegue - è affollata, alberghi e locali sono pieni, segnali di una buona salute civile ed economica della quale possiamo essere più che orgogliosi».
Quanto ai dati disaggregati per provenienza, il primo cittadino ha rimarcato come le prime rilevazioni abbiano confermato il «forte afflusso dall’estero, tanto dall’Europa, oltre 20 per cento in più le presenze solo dalla Germania, quanto dagli Stati Uniti e dai nuovi protagonisti del turismo internazionale, come i cinesi».
Più che commentare le tante, forse troppe, serrande abbassate, però, Veltroni preferisce naturalmente concentrarsi sui picchi di presenza fatti registrare dai due principali eventi culturali, le già citate mostre di Antonello da Messina e Modigliani, «che anche ieri sono state visitate da migliaia di persone: un’ulteriore testimonianza del fatto che sempre più a Roma si viene non solo per quello che c’è ma anche per quello che succede». Peccato solo che poi, nella capitale che offre tanto, possa diventare difficile persino prendere un caffè.