Le «pasquinate» del Tanard mettono a soqquadro il paese

D’accordo: Sassello è diventato «Belbello», e i nomi, be’, anche quelli sono storpiati, ma quel poco che basta perché «chi vuole intendere intenda» sotto lo pseudonimo. E così, nel borgo dell’entroterra savonese, arcinoto per funghi, amaretti e campeggio per nudisti, è partita la caccia all’ignoto Pasquino che, come ai tempi di Roma papalina, scaglia invettive all’indirizzo degli abitanti e dei loro governanti. I sospetti sono molti, ma finora - dopo una serie di lettere, manifesti e volantini che compaiono nottetempo nelle strade o vengono addirittura recapitati a domicilio - l’ineffabile autore resta nell’ombra. In piazza, invece, sotto i colpi dell’ironia, sono finiti in tanti, con i loro segreti messi per iscritto, con tutti quei particolari scomodi che si pensavano morti e sepolti sotto la polvere degli anni. E invece... «Le Tanard Enchainee», il Tanardo incatenato - così si definisce il Pasquino nostrano, parafrasando il glorioso foglio satirico francese «Le Canard Enchainee» - fa vedere che ne sa una più del parroco, del sindaco e del farmacista messi insieme. I quali spergiurano che non c’entrano, che non ne sanno niente. In compenso, tutti i sassellesi indigeni e importati si sentono nel mirino, sanno che su di loro, prima o poi, spunterà qualcosa. E pensare che all’inizio l’avevano presa bene, un gioco dell’estate, previsto del resto dallo statuto comunale. Poi, dalle pasquinate, sono usciti fatti e personaggi (veri) che, insomma: «Era meglio star zitti». Qualcuno sbotta: «Non se ne può più, bisogna farla finita». Dicci niente. Anzi, prova a dirlo al Tanard. E vedrai come si scatena...