Passa in commissione l’emendamento del Pd Giachetti. Ma il suo partito si astiene

RomaNo al cumulo di stipendi, pensioni e incarichi per i magistrati fuori ruolo. Finalmente una norma di rigore che colpisce i privilegi e non i soliti poveracci, introdotta grazie ad un emendamento al ddl anticorruzione, firmato da Roberto Giachetti del Pd. E indovinate che fa il Pd? Non la vota. Si astiene (tranne Paola Concia e Rita Bernardini). «Sono davvero amareggiato per il fatto che il mio partito non l’abbia votata - confessa Giachetti - Si chiedono sacrifici a tutti non è accettabile che ci siano degli intoccabili come, in questo caso, i magistrati». Il Pd si è affrettato a spiegare che l’astensione è dovuta all’incompletezza della norma proposta da Giachetti, giudicando più opportuno dare delega al governo per questa materia. Peccato però che il 17 aprile scorso sempre in commissione il Pd si fosse pronunciato «contro» una delega al governo in materia. Avranno cambiato idea?
Ma non c’è soltanto l’astensione del Pd ad ostacolare il cammino del provvedimento. Non appena le Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia hanno detto sì alla norma Roberto Rao dell’Udc si è affrettato ad annunciare che con Pd e Pdl, tutti insieme appassionatamente, stanno già studiando una modifica «per non avere una norma che suoni così dura nei confronti dei magistrati». L’emendamento dovrà quindi vedersela con l’Aula quando inizierà la discussione sul ddl anticorruzione, tenendo conto anche del parere contrario del governo che proprio su questo punto ieri è andato sotto in commissione. Anche il ministro della Giustizia, Paola Severino, come aveva già fatto il suo predecessore Francesco Nitto Palma, ha dato parere contrario. E il fatto che ieri sia stato invece approvato non la preoccupa. «Può accadere che il governo venga sconfitto su un emendamento - minimizza il Guardasigilli - l’auspicio è quello di creare una situazione meno drastica rispetto all’emendamento Giachetti». Ma che cosa c’è di così «drastico» in quella disposizione? Si prevede che il servizio in posizione di fuori ruolo svolto dai magistrati ordinari, amministrativi e contabili e dagli avvocati e procuratori dello Stato «non può essere prestato per più di cinque anni consecutivi» e comunque in nessun caso «può superare complessivamente i dieci anni». Si prevede pure che non si possa cumulare il doppio stipendio mantenendo il trattamento dell’amministrazione di appartenenza. «Non mi pare proprio che la mia sia una norma “eversiva”. Non si chiede nulla di più di quanto si chiede a tutte le altre categorie - spiega Giachetti - Non si vietano altri incarichi semplicemente si prevede che ad esempio un magistrato alla guida di un’Authority che guadagna mezzo milione di euro all’anno non cumuli altre retribuzioni».
Commenti
Ritratto di miladicodro

miladicodro

Mer, 09/05/2012 - 13:35

I moralisti a senso unico,visto i magistrati che gravitano attorno,per non inimicarseli,giu le brache.