Passa la fiducia al decreto legge sulle sostanze stupefacenti, oggi l’esame finale a Montecitorio. Scontro tra maggioranza e antiproibizionisti dell’Unione Legge sulla droga, ultimo atto alla Camera

In piazza la sinistra protesta fumando spinelli

Francesca Angeli

da Roma

Ieri la fiducia dall’assemblea di Montecitorio, oggi il voto finale per il via libera alla legge sulla droga. Il provvedimento, che equipara il consumo di cannabis e marijuana a quello di cocaina ed eroina, è stato inserito come stralcio nel decreto legge sulla sicurezza delle Olimpiadi di Torino, scelta che ha scatenato le proteste dell’opposizione.
Il ddl fortemente voluto dal ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, è approdato ieri alla Camera in un clima di scontro altissimo tra la maggioranza e gli antiproibizionisti dell’Unione. Mentre l’aula discuteva nella piazza davanti Montecitorio alcuni deputati di sinistra si passavano una canna e la fumavano a scopo dimostrativo. Tra questi Paolo Cento dei Verdi, Giovanni Russo Spena ed Elettra Deiana di Rifondazione. Nessuno però li ha disturbati per controllare se si trattasse effettivamente di canne. In piazza anche Daniele Capezzone, segretario dei Radicali, e molti giovani dei centri sociali che avevano anche issato un megaspinello che sputava fumogeni rossi sopra una camionetta. Al di là delle forme di protesta più folkloristiche messe in scena dagli antiproibizionisti (Verdi e Rifondazione hanno anche esibito cartelli con la scritta «mandiamo in fumo la legge Fini sulla droga» in aula durante la votazione) va sottolineato che il ddl Fini viene bocciato da tutta l’Unione.
È Rosy Bindi della Margherita infatti a promettere che non appena il centrosinistra andrà al governo come prima cosa abrogherà la legge Fini sulla droga. «Se noi vinceremo, e noi vinceremo, la legge sulle droghe leggere sarà una delle prime ad essere cancellata», promette la Bindi. Capezzone lancia un appello al capo dello Stato affinché non firmi il ddl che il leader di Rifondazione, Fausto Bertinotti, definisce «un’infamia».
Ma la Casa delle libertà fa muro intorno a Fini e difende la scelta di fondo: le droghe sono tutte ugualmente pericolose. «Con questo provvedimento diciamo no alla droga e sì alla vita», dice il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa.
Sarcastico il capogruppo Udc, Luca Volontè. «Prima gli inni alla droga libera dei Verdi, poi i cartelli in Aula. Le critiche alla conferenza di Palermo e al ministro Giovanardi ci onorano - dice Volontè -. Prodi, il muto di Collecchio, forse è ora che esca dal nirvana, con una parola chiara sulla sua stupefacente Unione fumata».
Anche al di fuori del mondo politico c’è chi condivide il giro di vite. Tra questi Don Gelmini. «Non ha vinto qualcuno su qualcun altro: ha vinto la vita sulla droga», dice il fondatore della Comunità Incontro.
Una volta che la legge sarà in vigore dunque non si farà più distinzione tra droghe leggere e pesanti: un’unica tabella conterrà tutte le sostanze. Sarà il ministero della Salute a definire in una tabella i quantitativi minimi per uso personale che segneranno la linea di demarcazione tra consumo e spaccio. Previste sanzioni amministrative per tossicodipendenti e penali per gli spacciatori, in entrambi i casi graduate a seconda dell’entità, con particolare attenzione al recupero. Non saranno più soltanto i Sert, i centri pubblici, a gestire il recupero dei tossici che invece sarà affidato anche alle comunità private riconosciute a livello istituzionale.