Passa il «grande fratello» fiscale Fini: porteremo la gente in piazza

L’ex ministro di An: «Governo più debole del previsto»

Antonio Signorini

da Roma

Il governo ottiene la fiducia sulla manovra bis. Il voto finale sul provvedimento che comprende la minicorrezione dei conti, le liberalizzazioni di Pier Luigi Bersani e il giro di vite fiscale di Vincenzo Visco arriverà oggi, al termine di una seduta fiume sui 194 ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizione. Un via libera ottenuto senza troppi problemi, visto il vantaggio dell’Unione alla Camera dei deputati, ma non indolore. Pesa ancora il continuo ricorso al voto di fiducia. E aumentano d’intensità le polemiche sul merito, in particolare sul pacchetto fiscale.
La diagnosi politica la fa il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini: chiedere la fiducia sette volte in 75 giorni di governo «è una degenerazione patologica di una ipotesi che la Costituzione prevede». La dimostrazione, secondo l’ex ministro degli Esteri, è che il governo di centrosinistra è «debole più di quanto non si potesse pensare». Ma dalla Casa delle libertà non arriverà nessun aiuto. Anzi, se il governo metterà la fiducia anche sulla finanziaria, «si assumerà una grossa responsabilità» perché lo scontro «non si svolgerà in Parlamento, ma nelle piazze».
Il termometro degli umori del centrodestra lo danno gli applausi prolungati che i deputati della Cdl (compreso Fini e il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini) hanno dedicato al discorso di Silvio Berlusconi. Un modo, ha spiegato il capogruppo di An Ignazio La Russa, «per dimostrare la coesione del centrodestra». E anche per «innervorsirli». Quando Fini si è alzato per stringere la mano a Berlusconi, e sono partiti i coretti «Silvio - Silvio» e i «po-po-po» calcistico, il centrosinistra ha chiesto al presidente della Camera Fausto Bertinotti di fermare i battimani. Bertinotti ha lasciato applaudire i deputati di centrodestra e si è innervosito solo quando è stato interrotto: «Penso - ha detto Bertinotti - che chiunque abbia il diritto di applaudire e di fischiare nel modo più contenuto possibile. Chiedo solo di manifestare consenso e dissenso con una sobrietà che renda gli spazi pubblici agibili per tutti». Nessun incidente dopo la protesta dei deputati leghisti, che hanno mostrato il loro dissenso esponendo uno striscione con su scritto «Prodi = indulto + tasse + clandestini», mentre Roberto Cota si augurava un rinvio alle camere del decreto da parte di Napolitano.
Quando è arrivato il voto a favore della fiducia, nell’aula di Montecitorio ancora riecheggiavano le accuse di Silvio Berlusconi e di Fini alla maggioranza di centrosinistra. E l’ex premier è tornato a essere il bersaglio dell’Unione per le sue frasi contro il «grande fratello fiscale». «È una vergogna un’istigazione così violenta alla disabitudine alla fedeltà fiscale. Trovo incredibile sentire Berlusconi inneggiare all'evasione», ha protestato un insolitamente aspro ministro allo Sviluppo economico Bersani, irritato anche dal passaggio del leader della Cdl sulle «liberalizzazioni spurie». «Berlusconi - è stata la replica dell’esponente Ds - ha avuto cinque anni per fare le liberalizzazioni e ha dimenticato di farle. Le faremo noi, a partire dall'informazione». Visco ha difeso le sue norme. Un Grande fratello fiscale? «È una bufala , ma è uno slogan che può far breccia tra coloro che non conoscono bene le norme». E Silvio Berlusconi? Vuole solo «la libertà di infrangere le regole». Toni polemici e schermaglie che che si sono protratti fino a questa mattina. Perché per approvare la manovra si è ricorsi, oltre che alla fiducia, anche a una seduta notturna.