Passa l’indulto, libertà in vista per 12mila detenuti

Applausi nelle carceri per il provvedimento che si applica ai reati commessi fino al 2 maggio del 2006. Ora tocca al Senato

Marianna Bartoccelli

da Roma

Quattrocentosessanta sì, 94 no, 18 astenuti, su un totale di 554 presenti. Dopo sei anni di indulto annunciato, dopo 16 anni dall’ultima legge di clemenza per i detenuti, la Camera approva la legge per l’indulto con la maggioranza dei due terzi e oltre. Se anche il Senato approverà la legge, potranno uscire di galera in dodicimila e altrettanti condannati a pene alternative usufruiranno di uno sconto di pena. Per l’occasione l’aula era stracolma. Accanto ad Elio Vito e Sandro Bondi, Silvio Berlusconi ha ascoltato in silenzio il dibattito e ha sempre tenuto il dito sul pulsante verde, che vuol dire si, per il voto elettronico. Pieni per quasi tre file i banchi del governo. Antonio Di Pietro, seduto sulla prima, accanto ad Emma Bonino, Prodi tra D’Alema e Chiti sulla seconda, Mastella di lato sulla terza, dietro la Bindi. Tranne Mastella nessun’altro senatore era presente, per evitare problemi al Senato, dove era in corso il dibattito sull’Afghanistan. Nelle tribune riservate sopra l’aula ha seguito il dibattito l’ex-ministro alla Giustizia Roberto Castelli.
Giornate di dibattito estenuante, di aggiustamenti per rendere la legge più accettabile dagli oppositori, di ministri contro il governo, di ministri contro ministri, di comunisti (Pdci) contro comunisti (Rc), il voto finale viene accolto con un applauso liberatorio anche in molte carceri d’Italia. E dappertutto si fa il conto alla rovescia dei giorni che dovranno passare per consentire al Senato di approvare la legge nel più breve tempo possibile. Già ieri pomeriggio la Camera passava le carte al Senato, il presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, con una punta di perplessità, ha garantito la convocazione dei commissari per questo pomeriggio mentre il presidente del Senato Franco Marini ha annunciato che l’aula sarà pronta al voto sabato sera. Saranno quasi 25mila coloro che usufruiranno dell’indulto. La legge prevede che tutti coloro che hanno commesso reati sino al 2 maggio 2006 (quando è iniziato l’iter legislativo) potranno usufruire di uno sconto di pena non superiore a tre anni. Almeno un terzo dei 38.086 carcerati potrebbero ottenere la libertà anticipata, a questi vanno aggiunti i detenuti con pene alternative. L’indulto non si applica ai reati di terrorismo, a quelli per mafia, pedofilia, violenza sessuale, riciclaggio e traffico di stupefacenti, usura. E non riguarda le pene accessorie definitive e neanche quelle temporanee. Queste ultime erano state inizialmente previste, ma un emendamento approvato per mediare con i contrari, le ha eliminate. Un articolo di legge utilizzato dagli indultisti per sottolineare che non si tratta di «un colpo di spugna» è quello che definisce che il beneficio dell’indulto viene revocato a chi reitera il reato entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge.
È stata la prima votazione bipartisan di questo Parlamento, non solo perché Fi ha votato con i Ds e Rifondazione, i radicali liberali del centrodestra hanno detto sì insieme ai radicali della Rosa del Pugno, l’Udc e l’Mpa hanno votato con la Margherita e l’Udeur, ma all’interno dei gruppi ci sono stati episodi di rottura con l’indicazione ufficiale. Dentro l’Italia dei Valori, il partito più agguerrito contro l’indulto, Federica Rossi Gasparrini ha fatto dichiarazione di voto per il sì all’indulto. In An 58 votano contro, ma Gianni Alemanno e altri tre si astengono. Alla fine si astiene anche Pino Pisicchio dell’Idv ed escono fuori dall’aula Carolina Lussana, della Lega e due del Pdci, che non volevano votare no come il resto del partito. Lo scontro Mastella-Di Pietro ha caratterizzato queste giornate e i due in aula sono stati accolti da un ironico «bacio, bacio». Così come il no del Pdci ha messo in fibrillazione Fassino che si è affannato su e giù per l’emiciclo nel tentativo di evitare questa rottura. Mentre Forgione di Rc ricontava i voti per tenere tutto sotto controllo e Giachetti della Margherita saliva su per i banchi di Fi per essere rassicurato da Elio Vito che non ci sarebbe stata alcuna sorpresa. Alla fine 40 voti più del previsto.