Il passaparola fa esplodere l’horror di «San Valentino»

RomaDa uno dei tanti blog in rete. Testuale: «sabato vado a vedere san valentino di sangue 3d...volevo kiedere com'è???è spaventoso???perchè sono un po’ paurosa(xo'voglio provare a vederlo ugualmente) e se durante la programmazione levo gli okkialini perchè il 3d mi spaventa il film lo vedo normale vero???». Scrivono così, nel linguaggio degli sms, gli adolescenti sopra i 14 anni, tanti, che da venerdì riempiono le 278 sale italiane (ma solo 110 garantiscono la visione tridimensionale, al prezzo di 10 euro) dove si proietta l’horror del canadese Patrick Lussier. Un successo in parte previsto da Medusa, ma non in queste dimensioni, tenendo conto del bel tempo. Pensate: in tre giorni San Valentino di sangue 3D ha incassato 1 milione e 723mila euro, 6.198 euro ogni copia a schermo. Il doppio esatto di Star Trek di J.J. Abrams, che si ferma a 887mila euro, sebbene uscito con 327 copie. Al solito, più della pubblicità tradizionale, ha funzionato il tam-tam sotterraneo nelle scuole, il passaparola tra ragazzi horror-maniaci, gli stessi che vanno matti per Saw e Hostel senza disdegnare le antiche gesta sanguinarie di Jason e Freddy Krüger.
Risuona nei trailer la voce minacciosa: «Nella città di Harmony sta avvenendo qualcosa di inspiegabile... A maggio sarete voi le vittime dell’orrore». Risultato: in patria, dov’è uscito il 16 gennaio, San Valentino di sangue 3D ha incassato 50 milioni di dollari, essendone costati appena 15.
Magari ha aiutato che Quentin Tarantino, cultore del genere, abbia definito l’originale del 1981 di George Mihalka, da noi Il giorno di San Valentino, «il miglior splatter di tutti i tempi». Non che il 3D applicato all’horror sia una novità. Era già successo con Venerdì 13. Parte 3. Weekend di terrore e Nightmare VI: la fine?, ma nel frattempo la qualità degli effetti tridimensionali è migliorata. Basterebbe pensare a quel piccone da minatore che ti arriva addosso mentre sei seduto sulla sedia o alle fiamme che sembrano avvolgerti.
Naturalmente il regista, cresciuto a pane & horror vedendo i film di Tobe Hooper, ha studiato con estrema cura l’ambientazione claustrofobica e la scelta degli strumenti di morte. A proposito del piccone, vero protagonista, precisa infatti: «La punta a scalpello è perfetta per strappare via frammenti di ossa. Inoltre possiede una punta così affilata che gli permette di staccare anche le mandibole». Tutto succede ad Harmony, classica cittadina mineraria, rassicurante solo nel nome. Ad animare la sarabanda pensa un minatore, tal Harry Warden, scampato a un incidente in galleria provocato dall’insipienza del giovane Tom Hanniger. Risvegliatosi dal coma, il picconatore pazzo, elmetto, maschera dell’ossigeno e pila in fronte, fa una strage il giorno di San Valentino.
Dieci anni dopo, ancora oppresso dal senso di colpa, Tom torna in città per far pace con quel tremendo passato, fors’anche con l’ex fidanzata nel frattempo sposatasi con lo sceriffo. Ma qualcuno ricomincia ad ammazzare con le stesse modalità.
«Il solito sospetto con colpo di scena incorporato e il finale aperto al futuro», minimizza Massimo Lastrucci su Ciak, parlando di «splatterone perbenista». Mentre Giancarlo Zappoli di MyMovies.it, plaudendo all’uso fantasioso del 3D, sostiene: «L’efferatezza (indispensabile per un serial killer vendicativo o supposto tale) è finalizzata alla narrazione, alla creazione della suspense, non subordinata a una sterile messa in successione di frattaglie sanguinolente». Magari è nato un autore, e nessuno di noi se n’era accorto.