«PASSAPAROLA» FA UN PIZZICO DI LIFTING

Squadra che vince non si cambia, si suol dire. A Passaparola, invece, hanno avuto il coraggio (o l'inconscienza) di dare qualche deciso colpo di vernice a un programma collaudato, di successo, ben rodato nella sua formula tradizionale che si era imposta negli anni. Ecco quindi la nuova scenografia, ariosa e imponente, qualche volto (e gamba) nuova tra le letterine, una formula di gioco che lascia intatta la parte finale con le domande dell'ormai famosa ruota delle 21 lettere ma presenta sostanziali novità nella fase iniziale, dando la possibilità al pubblico in studio di entrare in gara rispondendo a una serie di domande di selezione. Novità anche nel settore vip, i cui esponenti vengono ora posizionati tra il pubblico, dove devono conquistarsi con più fatica il cono di luce. Gerry Scotti ha anche promesso che chi vorrà promozionare dischi, libri, film potrà farlo solo previa risposta esatta alle domande del quiz, il che significa, prosaicamente, doversi guadagnare la «marketta». Se non con il sudore della fronte, che non si addice ai vip, perlomeno con una dimostrazione minima di cultura generale. Il corso della stagione dirà se questi cambiamenti verranno giudicati coraggiosi o incoscienti, e il giudizio sarà in gran parte determinato dal riscontro dei dati auditel paragonati al programma concorrente e agli esiti della stagione precedente. Per il momento si può notare che la nuova edizione di Passaparola (dal lunedì al sabato su Canale 5, ore 18,45) puntando molto sull'imponenza scenariale e l'ampiezza delle inquadrature sulla grande «arena», fa sembrare più distante lo spettatore dal campo di gioco, facendo guadagnare in profondità ma perdendo in termini di immediatezza. Starà alla consumata abilità di Gerry Scotti tenere fermo il timone del programma su quei requisiti di familiarità e semplicità che sono il suo punto di forza, unitamente al ben calibrato mix tra domande abbordabili e quesiti di maggior spessore e alla suspense della sfida finale. Più della forma conterà la sostanza, come è avvenuto del resto nel corso degli anni in cui Passaparola, puntata dopo puntata, ha contribuito non poco a rivalutare il genere del telequiz che dopo l'era mitica di Mike Bongiorno aveva perso colpi e credibilità, fino ad essere addirittura associato ai peggiori esempi di tivù futile e superficiale. Tra gli aspetti di Passaparola rimasti uguali rispetto all'anno scorso ci sono i due giudici, Riccardo Di Stefano e Alvise Borghi. E staremo a vedere quante volte Gerry Scotti si divertirà a metterli in difficoltà, come gli è sempre piaciuto fare con un pizzico di allegro sadismo.