Passaporti, la questura è al collasso

Ufficio passaporti al collasso. Bisogna aspettare fino a cinquanta giorni di tempo per vedersi rinnovato o rilasciato il proprio documento valido per l’espatrio. Rischiano di saltare all’ultimo minuto le ferie di migliaia di romani. Erano oltre 70mila le pratiche accumulate fino a qualche giorno fa sulle scrivanie dei pochi poliziotti (una ventina in tutto quelli materialmente incaricati del disbrigo degli incartamenti) in servizio nella sede centrale di via di Villa Ricotti. E la situazione, secondo gli operatori, è destinata a peggiorare di giorno in giorno. «Il picco massimo delle richieste, infatti - dicono -, è atteso, come negli anni passati, per la prossima settimana, quando si concentreranno pure gli ultimi ritardatari». Anche ieri mattina gli uffici di polizia erano letteralmente presi d’assalto da centinaia di persone esasperate e in coda dall’alba pur di riuscire a rappresentare la propria situazione. «Non ne possiamo più - spiegano gli agenti -, ogni giorno la mole delle pratiche aumenta all’inverosimile. Le richieste si sommano e ancora una volta ci ritroviamo in piena emergenza». L’Ufficio passaporti, si legge sul sito internet della polizia di Stato, è aperto soltanto per motivi contingenti e di reale e documentabile urgenza, esclusi motivi di lavoro e di turismo, tutti i giorni tranne il sabato con orario 8,30-11,30. Il giovedì anche dalle 15 alle 17. Ma c’è già chi fa la fila dalle 6 del mattino. «Io sono qui - racconta Marco, 27 anni, libero professionista - per sapere che fine ha fatto la mia pratica. L’ho presentata a giugno e ancora non ne so niente. Devo partire per l’America tra una settimana». All’ufficio centrale, a due passi da piazza Bologna, piombano i faldoni recapitati puntualmente dalle decine di commissariati disseminati nella Capitale. «La soluzione, che pure era stata caldeggiata in tempo utile - afferma Domenico Pianese, del Coisp, il Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia -, era quella di un reale decentramento del servizio. Invece, il questore ha pensato bene di dotare solamente il commissariato Trevi-Campo Marzio dell’attrezzatura per il rilascio dei nuovi passaporti elettronici, gli unici accettati dagli Usa, e di delegare ad altri (Fidene, Prati ed Esposizione) la possibilità di rilasciare solo quelli vecchi. Una misura tampone che, di fatto, non è servita a nulla. Occorrerebbe, piuttosto, delegare ai singoli dirigenti il potere di firma sui documenti, almeno per tutti i rinnovi. L’assurdo è anche solo pensare che per portare a destinazione le richieste i singoli commissariati impegnano uomini e auto di servizio, tolti di fatto al controllo del territorio. Tutto ciò accade - continua Pianese - anche per distaccamenti periferici come quello di Ostia Lido, a trenta chilometri di distanza. In un momento in cui manca anche la benzina per le volanti, si capisce bene di che spreco si tratti». I cittadini, nel frattempo, si accalcano nella sala d’attesa, se la prendono con gli operatori, gli uffici diventano bivacchi. «Purtroppo - commenta il sindacalista - hanno tutte le ragioni».