Passare per evitare un anno disastroso

Questa è davvero l’ultima chance prima di definire "Annus horribilis" quello partito nel 2011 e che si sta concludendo. Stagione devastante nelle coppe. Per un paese che se la tira, che smorfeggia circa biscotti e biscottini, non proprio una benemerenza

Suvvia, non facciamo gli «anti». Abbiamo un tal brutta faccia che anche un brodino può servire. Sarà il caso, sarà l’onda lunga di una storia che parte dall’economia e finisce nel pallone, ma siamo un Paese in lotta per non farci stendere dall’Europa. Avete presente un pugile all’angolo che prende un sacco di colpi dall’avversario? Eccoci, siamo noi. Nel calcio, poi, siamo groggy: ossia quasi ko.

Questa è davvero l’ultima chance prima di definire Annus horribilis quello partito nel 2011 e che si sta concludendo. Non si va a dire: o si fa l’Italia o si muore. Qui non ci insegue il burrone, per dirla con Monti, nel senso del premier. Qui abbiamo un piede già in fallo. C’è rischio di anno fallimentare. Un passo avanti in questo Europeo alleggerirebbe il peso. Perché il resto? Meglio dimenticare.
Tanto per capirci, parliamo di calcio italiano ma vanno incluse le squadre del campionato, talvolta più straniere che italiane. Ma così ci rappresentano. Andiamo al riassunto: stagione devastante nelle coppe. Il Milan è andato più avanti di tutti, ma non oltre i quarti dove ha sbattuto contro il Barcellona. Inter e Napoli erano finite a gambe levate al turno precedente. In Europa League, fuori subito Roma, poi Lazio e Udinese. Per un paese che se la tira, che smorfeggia circa biscotti e biscottini, non proprio una benemerenza.

Ma che dire del circolo azzurro? La nazionale di Prandelli si è fatta battere in tre amichevoli prima di arrivare a questi europei. Di contro l’under 21, dopo una presenza in sette edizioni, non parteciperà alle Olimpiadi, causa uno sciagurato torneo del biennio 2009-2011. In questo biennio la situazione è più soddisfacente, ma l’ultima partita della squadra di Ferrara è finita 2-2: guarda, guarda contro l’Irlanda.
La nazionale under 19, invece, ha perso l’opportunità di partecipare alla fase finale del suo europeo, che si giocherà in luglio in Estonia, arrivando seconda nel girone: guarda caso dietro la Spagna.

Ecco, risultati alla mano i segnali delle stelle non sono proprio incoraggianti. Solo la simil Champions giovanile dell’Inter salva un angolino della faccia del nostro pallone. Ma è un po’ poco. Meglio guardarsi allo specchio e dirsela con franchezza: il calcio nostro non è né ricco, né forte. Anche se... la contraddizione è in noi, nel nostro sangue pallonaro. Per un calcio pallido, pallido, ci sono allenatori che hanno vinto dovunque. Anzi, là dove conta: all’oriundo Di Matteo la Champions, a Mancini la Premier, a Spalletti il campionato russo. Ci sarà qualcosa di sbagliato in panchina? Dubbio lecito. Che poi tocchi al grande vecchio degli allenatori dare la spallata finale alla rabberciata onorabilità italiana, è uno scherzo maligno dell’Europa e del pallone. Che Trap si metta una mano sul cuore.