Passata la grande paura per il Tevere ora si rischia una nuova emergenza

Da «sorvegliato speciale» a grande attrazione del giorno. Il Tevere in piena, infuriato e ingrossato dalla pioggia incessante, ha dato gran da fare alle forze dell’ordine, al sindaco Gianni Alemanno, al prefetto Giuseppe Pecoraro, al capo della protezione civile Guido Bertolaso e alle forze dell’ordine, costrette a monitorare ora dopo ora il livello del fiume e a evacuare decine di famiglie. Per turisti e romani, invece, è stato un gran richiamo.
Centinaia di persone, ignorando gli appelli a non uscire di casa e non avvicinarsi ai ponti, si sono accalcate per affacciarsi dalle sponde e riprenderlo con macchine fotografiche, telecamere, telefonini. A ponte Milvio si respirava l’atmosfera della movida del sabato sera, con tanti giovani che, birra alla mano, hanno disertato ristoranti e locali per trascorre la notte a immortalare il Tevere nel massimo della sua piena. E nonostante i vigili urbani cercassero di disciplinare gli automobilisti, molti hanno lasciato l’auto in doppia fila sul Lungotevere, solo per fare una foto ricordo.
Un ricordo terribile, invece, per un gruppo di irlandesi, che ha visto un amico cadere nell’acqua a Ponte Mazzini e scomparire trascinato dalla corrente. È accaduto ieri alle tre all’altezza dell’isola Tiberina. Il giovane aveva 27 anni ed era a Roma con una quarantina di connazionali per partecipare a un matrimonio. A raccontarlo ai vigili urbani è stato un amico di 25 anni, ricoverato poi al Santo Spirito per un forte choc. Ha spiegato che stavano osservando insieme il fiume quando il ventisettenne, probabilmente ubriaco, si è sporto dalla scaletta che porta alla banchina, sottovalutando il pericolo, ed è finito giù. Un operatore della guardia costiera che presidiava il ponte gli ha lanciato un salvagente, ma il tentativo di salvataggio non è andato a buon fine. Inutili le ricerche dei pompieri e dei sommozzatori proseguite per tutto il giorno.
Guido Bertolaso e il comandante dei vigili del fuoco Guido Parisi, invece, l’altra notte sono stati impegnati a ponte Sant’Angelo con gli uomini del Comsubin, gli incursori della Marina arrivati da La Spezia in elicottero per mettere in sicurezza un battello, una chiatta e un ristorante galleggiante.
Per quanto possibile le imbarcazioni sono state assicurate con funi. Ma poi i pompieri sono stati obbligati a segare alcune parti di un barcone, lungo 20 metri e alto 5, che si era messo di traverso sotto l’arcata del ponte «tappandola» per poter così favorire il deflusso delle acque. Poi hanno rimosso i detriti e i tronchi con una autoscala e una gru mobile.
Il fiume, comunque, è stato controllato durante tutta la notte. All’1.30 la rilevazione del Tevere a Ripetta era di 12,55 metri, con un incremento definito «regolare» pari a quattro centimetri l’ora. Solo a monte del Tevere, nel comune di Monterotondo, alle 4 c’è stata «una piccola esondazione» che però non ha provocato grossi disagi. A Orte Scalo, invece, si è verificata una tracimazione che ha interessato alcune abitazioni, costringendo all’evacuazione una decina di famiglie. Tra le zone più danneggiate a Roma, invece, c’è Ponte Mammolo e Pietralata, investite dall’onda di piena dell’Aniene. Intanto i funzionari della soprintendenza speciale per i beni archeologici ieri hanno cominciato a monitorare il patrimonio capitolino, per valutare se nell’area centrale Palatino-Fori-Colosseo eventuali infiltrazioni d’acqua possano aver provocato problemi.
E si teme una nuova emergenza. La pioggia, infatti, continuerà fino a martedì, con precipitazioni più intense lunedì. E questo significa che il livello del Tevere, che era iniziato a scendere, potrebbe risalire velocemente. E a Roma è di nuovo paura. «La stima completa dei danneggiamenti sarà pronta solo tra qualche settimana - ha spiegato Gianni Alemanno, che ha visitato gli sfollati ospitati alla vecchia Fiera di Roma -. Comunque la dichiarazione di calamità naturale, che vale per l’aspetto di protezione civile e per l’agricoltura, fa sì che tutti coloro che hanno avuto danni vengano risarciti».